La Storica Parata dei Turchi è la festa della nostra Città alla quale tutti i cittadini partecipano emotivamente.  

 

Una festa di popolo che si trascina di generazione in generazione nella quale sono coinvolte molte Associazioni cittadine che collaborano attivamente alla buona riuscita dell’evento con iniziative mirate e aggreganti per tutte le fasce di età della Città.

Essa si svolge in occasione della vigilia della festa in cui si commemora il Santo Patrono, Gerardo da Piacenza, ormai da più di quattro secoli. L’importante riconoscimento di ” Patrimonio d’Italia per la Tradizione ” che la Storica Parata dei Turchi ha ottenuto nel luglio del 2011 da parte nel Ministero del Turismo, aggiunge non solo una importante onorificenza a questa centenaria tradizione di popolo ma conferma che le scelte intraprese da questa Amministrazione si sono rivelate giuste e sono servite a restituire all’intera Città, un evento che è l’anima stessa di Potenza, ne costituisce identità e appartenenza. Proprio per questi motivi, l’Amministrazione, sollecitata dal Comitato tecnicoscientifico e da altre importanti istituzioni, ha ritenuto di candidare questo evento nella lista rappresentativa del Patrimonio immateriale dell’UNESCO. Un ringraziamento al Comitato tecnico-scientifico che, dal 2010, ha saputo riorganizzare l’intero evento: questo stesso Comitato ha elaborato un disciplinare che è stato approvato in Consiglio Comunale, a maggio del 2011. Aver voluto approvare un disciplinare su questa tradizione è stato un altro importante passo di questa Amministrazione: in esso si stabiliscono regole fondamentali che servono a tutelare la nostra tradizione ma non a fermarla o a cristallizzarla.

La Città di Potenza si identifica nella Storica Parata dei Turchi : vengono fatti sfilare, come in una pellicola di un film, 900 anni di storia cittadina, 900 anni di devozione verso il Santo Patrono, 435 anni di un evento che si ripete ciclicamente ma è sempre nuovo e sempre amato con la stessa intensità. Una festa che affonda le origini nel Mediterraneo e che si confronta con le grandi civiltà che in questo mare si sono succedute, incontrate e scontrate. Una festa di uomini, donne e bambini, una festa di musica e suoni, una festa di aggregazione per l’intera Città e per ogni suo abitante.

Buona Parata dei Turchi! Vito Santarsiero Sindaco della Città di Potenza

La Storica Parata dei Turchi racchiude una lunga tradizione popolare della città di Potenza strettamente legata, almeno negli ultimi 200 anni, al Patrono, San Gerardo da Piacenza.  Leggenda che si confonde con la storia della città e quella della fede del suo popolo. Gerardo La Porta arrivò a Potenza nel 1111. Da Piacenza, in realtà, arrivarono tre santi uomini che ricoprirono la carica di vescovo: Alberto fu vescovo a Siponto, Gerardo a Troia e Gerardo a Potenza. La presenza di questo vescovo a Potenza fu un avvenimento molto importante per la città:

egli si fece amare molto dal popolo per la mitezza del carattere e la grande cultura così come apprendiamo dalla descrizione della sua vita, scritta dal suo successore, il vescovo Manfredo. In questa biografia, si mettono in evidenza i molti miracoli che Gerardo compì durante il suo episcopato e l’attenzione che rivolgeva verso i giovani. Gerardo morì nel 1119: 5 anni dopo, e cioè nel 1124, egli fu canonizzato. Dopo qualche anno, la Cattedrale di Potenza fu dedicato al nuovo santo e, da allora, il popolo potentino si riconosce in questo uomo e lo festeggia con grande devozione. A San Gerardo è legata la secolare tradizione della cacciata dei Turchi dalla città ma questa è una leggenda che, pian piano, il popolo potentino costruì e si tramandò oralmente per molti secoli. Infatti, nella descrizione della vita di San Gerardo scritta dal vescovo Manfredo, non c’è nessun  riferimento a questo miracolo né, in altre fonti, c’è notizia dell’arrivo di popolazioni arabe in città. Invece, risulta molto verosimile far risalire la Storica Parata dei Turchi a un altro episodio anch’esso storicamente attestato. Il 24 giugno 1578, in occasione dell’arrivo del nuovo conte in città, Alfonso de’ Guevara, si organizzò una grande festa: in quel periodo, si usava organizzare suggestivi trionfi quando in una città arrivava un nuovo re o un nuovo feudatario. Questa moda era in uso anche a Potenza: nell’occasione dell’arrivo del conte Alfonso de’ Guevara si decise di aspettare il nuovo feudatario della città, presso il fiume Basento, a Betlemme. Si costruirono tre castelli e si simulò una battaglia con i Turchi che vennero sconfitti e fatti prigionieri: questo spettacolo faceva riferimento alle grandi battaglie che, in quegli anni, si svolgevano nel Mediterraneo e che si conclusero con la battaglia di Lepanto, nel 1571, quando l’esercito cristiano sconfisse definitivamente l’armata turca.

Questi grandi eventi era abitudine di rievocarli con grandi spettacoli: succedeva in moltissime città del Mediterraneo e accadde anche a Potenza. Si ritiene che questo spettacolo piacque molto ai potentini che continuarono a metterlo in scena non solo quando arrivavano i nuovi feudatari della città ma, anche, per il Santo Patrono verso il quale, ogni anno, si rinnovava il ricordo e la devozione. Anzi, è molto probabile che il popolo di Potenza attribuì alla protezione di San Gerardo la mancata occupazione della città da parte dei Turchi e dei Mori che, durante il XV e il XVI secolo, terrorizzarono tutto il Mediterraneo. I Turchi non arrivarono perché San Gerardo, aiutato da una schiera di angeli guerrieri, li fermò sul fiume Basento e la città non subì alcuna scorreria o dominazione turca. Di sicuro, apprendiamo dalle delibere comunali di inizio del XIX secolo e dai giornali delle stesso periodo, che la festa si svolgeva così come si svolge oggi.

Per un periodo, essa avveniva l’11 maggio poiché la festa di San Gerardo si festeggiava il 12: solo successivamente essa fu spostata al 29 maggio perché il clima diventava più mite.

Nella seconda metà del XIX secolo, Raffaele Riviello descrisse in maniera memorabile la parata dei Turchi, con ogni particolare e trasmettendo l’emozione che il popolo provava nell’attesa della festa e quanto fosse amata da tutti.

Per tutti questi motivi, possiamo considerare la parata dei Turchi un avvenimento storico: essa è legata a due eventi realmente accaduti e cioè il vescovado di Gerardo con la sua santificazione e il grande trionfo organizzato per l’entrata in città del conte Alfonso de’ Guevara. Questi due avvenimenti storici si sono fusi in una leggenda erudita che si trasmette da secoli: per questo, possiamo affermare che quest’anno ricorre il 435esimo anno della Storica Parata dei Turchi, e cioè il tempo trascorso dal primo documento che ci descrive il popolo potentino ” vestito alla moresca e alla turchesca “, appunto il 24 : vengono fatti sfilare, come in una pellicola di un film, 900 anni di storia cittadina, 900 anni di devozione verso il Santo Patrono, 435 anni di un evento che si ripete ciclicamente ma è sempre nuovo e sempre amato con la stessa intensità.

Una festa che affonda le origini nel Mediterraneo e che si confronta con le grandi civiltà che in questo mare si sono succedute, incontrate e scontrate. Una festa di uomini, donne e bambini, una festa di musica e suoni, una festa di aggregazione per l’intera Città e per ogni suo abitante.

giugno 1578. La Storica Parata percorre tutti questi avvenimenti attraverso tre diverse ambientazioni : la prima è un momento di pura gioia e festa. Essa è l’inizio della parata e la sua introduzione: dalle pagine di Raffaele Riviello si sono estrapolati tutti gli elementi del popolo che aspetta e si prepara per onorare e commemorare San Gerardo.

Attraverso suoni e balli della tradizione ottocentesca , si introduce gli spettatori nel clima di  festa: sfilano contadini e borghesi, si porta in processione la iaccara che verrà accesa, nell’antica piazza del sedile, alla fine di tutta la parata.

Solo con la seconda ambientazione comincia la parata tradizionale: il gran turco Civuddine viene trasportato su un carro fra odalische e nobili signori turchi. Subito dopo, si simulano le grandi battaglie che avvenivano nel Mediterraneo con gli scontri fra Cristiani e Turchi. Ed ecco che, dopo la battaglia, si celebra il miracolo dello scontro mai avvenuto a Potenza:  

San Gerardo, circondato dagli angeli guerrieri, viene trasportato su una nave trascinata dai prigionieri turchi . La città è libera: si portano i vessilli della 4 porte più importanti della città e sfilano guerrieri, ecclesiastici e nobili che  rappresentano la Potenza del XVI secolo. Infine, si rievoca l’ arrivo del conte Alfonso de’ Guevara in città che viene accolto a Portasalza dal Mastro giurato e dai nobili uomini insieme all’arciprete e a tutto il clero cittadino.

La terza ambientazione è un momento di pura spiritualità e racconta come era la città nel XII secolo: è il momento in cui è in vita il vescovo Gerardo , un periodo di grande fascino e di grandi avvenimenti. I Normanni stavano costruendo il Regno di Sicilia che venne fondato nel 1130 e cioè pochi anni dopo il vescovado di Gerardo da Piacenza: in questo periodo la Basilicata era al centro dei grandi avvenimenti europei . Melfi era la capitale , la città dal quale si dipartì la grande conquista del Regno; Venosa , con la chiesa della SS.Trinità e la successiva costruzione dell’Incompiuta, era la città prescelta dalla famiglia normanna degli Altavilla come tomba di famiglia  .

Potenza era ubicata sui grandi circuiti viari percorsi da re e imperatori : una città che il geografo arabo Edrisi descrive estesa e popolata, fra le sue coltivazioni, egli menziona estesi campi di viti e di alberi da frutto; parla inoltre del fiume Basento(in arabo barantal), avente origine da un monte vicino alla città. Dunque, una città in pieno sviluppo che si riconosce e trova identità civica nel Santo Patrono: non a caso questa ambientazione termina con il trasporto del Tempietto di San Gerardo al passaggio del quale, gli spettatori usano segnarsi con la croce per rinnovare quel profondo senso di appartenenza e di devozione verso colui che seppe riunire l’intera città in un senso identitario comune. La Parata si conclude davanti la Cattedrale: sulla porta dell’edificio religioso, la statua del Santo aspetta la città. I figuranti si riuniscono sotto la scalinata e simbolicamente, ogni anno, la città si consegna al suo Patrono in un momento di grande spiritualità ed emozione con canti e preghiere dedicate a San Gerardo

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