“La vita sul Pianeta Terra funziona grazie a processi ecosistemici che si basano su organismi sconosciuti ai più. Spesso, queste cose, non si insegnano nelle scuole e trovano poco spazio in tv. Prima della Transizione Ecologica deve esserci la conversione ecologica. Ad esempio stiamo esagerando con la sovra – pesca e le popolazioni naturali, anche degli oceani, tendono al collasso. Stiamo raschiando il fondo del barile. Siamo passati ad un’agricoltura da mare, acquacoltura dove però alleviamo sempre carnivori. Inoltre l’idea di trasferirsi su Pianeti diversi dalla Terra non è una buona soluzione. Infatti sull’astronave che dovrebbe portarci in salvo dovremmo mettere la biodiversità, gli ecosistemi di cui siamo il prodotto e che ci permettono di vivere. Non basta l’aria, non basta l’acqua ma ci vuole il resto della biosfera. Non ci sono altri pianeti per noi e dobbiamo tenerne conto. Dunque è necessaria una transizione culturale per arrivare alla transizione ecologica”. Lo ha affermato Ferdinando Boero, della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, intervenendo al WeBinar “Pianeta : garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, contrastando la perdita di biodiversità”, che è parte del progetto “Ciascuno misuri il passo dell’orma del proprio passo sulla Terra” ideato dal Rotary.

Il Webinar è stato realizzato in partnership con la Società Italiana di Geologia Ambientale, con i patrocini di Regione Campania e WWF.

“Avremo minore disponibilità di acqua da tutti i punti di vista e diversi tipi di siccità. L’Italia ha 154.000 Km di reticolo idrografico – ha dichiarato Riccardo Santolini dell’Università di Urbino “Carlo Bo” –  ed un terzo è rappresentato dal reticolo idrografico dell’Appennino. Abbiamo circa 178.000 sorgenti sull’Appennino Settentrionale, 999.000 sull’Appennino Centrale e più di un milione sull’Appennino Meridionale. La qualità dei corsi d’acqua italiani non è in buone condizioni a differenza della Francia, primo Paese ad avere applicato i Contratti di Fiumi”.

Non solo meravigliarsi dinanzi alla bellezza ma anche conoscere!

“Purtroppo spesso e giustamente, piace vedere la bellezza ma non abbiamo quella conoscenza necessaria a creare sensibilità e rispetto per questi ecosistemi che garantiscono la vita. Diversi studi hanno dimostrato che i popoli indigeni sono i migliori custodi della natura, pur rappresentando solo il 5% dell’umanità riescono a proteggere l’80% della biodiversità. Le popolazioni indigene sono l’esempio più autentico del principio scout ”amano e rispettano la natura”, in quanto sono consapevoli che il supporto vitale per il genere umano è la nostra cara e ormai vecchia Terra – ha affermato la geologa  Marianna Morabito della Società Italiana di Geologia Ambientale –  con tutte le sue componenti biotiche e abiotiche, e sono coloro che hanno compreso che troppo, purtroppo, è già andato perso e che tutti dobbiamo impegnarci sul serio nel contrasto di ulteriore perdita di biodiversità. Essere parte di un popolo, ci ricordava tempo fa Papa Francesco, significa essere parte di un’identità comune, e appartenere ad un destino collettivo. Dunque, un popolo non è solo il suo presente, ma è anche il suo futuro.

Nonostante il nostro progresso e la nostra tecnologia, che mirano a tenerci soli e divisi, sono convinta che ritornando ad essere più “indigeni”, più autentici e veri, acquisendo la coscienza e la consapevolezza di far parte di un unico popolo, riusciremo a trovare la forza di guardare al futuro con fiducia e speranza e di affrontare sfide che il genere umano non ha fino ad oggi mai affrontato”.

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