Carta carburante, Falotico insiste: “È un piatto di lenticchie, usiamo i soldi per un grande piano sociale destinato a disoccupati, inattivi, poveri e giovani”. Sulle royalties bisogna cambiare registro, ce lo chiede anche la Corte dei conti 

“Un quarto delle famiglie lucane vive al di sotto della soglia di povertà relativa; basta questo dato per dire che la carta carburante è l’ultimo dei pensieri e che la priorità è la lotta alla povertà”. Il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, torna sul tema del bonus carburante per ribadire la proposta del sindacato confederale di spostare le risorse sul capitolo delle politiche sociali e sulla creazione di nuovi posti di lavoro. “In una regione in cui solo quattro lucani su dieci sono occupati – spiega il segretario della Cisl – la priorità non può essere il piatto di lenticchie della carta carburante. Tra disoccupati e persone che vivono ai margini del mercato del lavoro – continua Falotico – ci sono circa 80 mila persone che scambierebbero molto volentieri la carta carburante con un posto di lavoro vero”.

 

Falotico contesta inoltre il carattere regressivo del contributo che “non fa differenza tra chi possiede un suv e chi possiede un’utilitaria; per non dire dei non patentati, in particolare minori e anziani, che pure avrebbero qualche fondato diritto di godere delle royalties petrolifere in quanto cittadini di una comunità”. Per il segretario della Cisl “il dibattito che si è aperto sul bonus carburante e più in generale sulla gestione fallimentare delle royalties petrolifere, come evidenziato di recente anche dalla Corte dei conti, sta facendo emergere la necessità di un netto cambiamento di rotta nella direzione di una più razionale programmazione delle risorse”.

“La proposta ventilata da Pittella in campagna elettorale di un fondo sovrano alimentato dalle royalties petrolifere può essere una buona base di discussione purché siano chiari gli obiettivi. La Cisl, insieme a Cgil e Uil, ha posto il tema di un grande piano sociale e del lavoro con misure indirizzate a target molto specifici di popolazione, come inoccupati, disoccupati, inattivi, poveri, giovani. Se pensiamo che nella nostra regione la spesa pro capite in servizi sociali è di appena 63 euro a fronte di una spesa nazionale di 118 euro – osserva Falotico – è evidente che i fondi della carta carburante costituiscono un prezioso tesoretto che non può essere dilapidato in azioni di mera propaganda elettorale o di cosmesi politica, peraltro già dimostratesi del tutto inefficaci e inique sul piano sociale”.  

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