Dagli anni ’70, con l’attuazione di misure di tutela e conservazione della specie e l’introduzione di
specie preda, il lupo ha ricominciato a riconquistare il suo territorio sfuggendo alla preannunciata
estinzione. In Basilicata, quando la popolazione di lupi sull’intero territorio nazionale era ridotta a
pochissimi esemplari, un piccolo nucleo relitto è sopravvissuto tra le montagne dell’Appennino e da
lì ha ripreso la sua espansione.
Il lupo vive in branchi famigliari di circa 4-5 individui (genitori, cuccioli dell’anno e qualche
giovane delle cucciolate precedenti), all’interno di un proprio territorio che difende attivamente. I
giovani all’età di circa 1 o 2 anni, per competizione alimentare e sessuale, si disperdono, lasciando
il branco famigliare, per trovare un territorio libero dove stabilirsi e creare una propria famiglia,
colonizzando anche territori in cui la specie non era presente da decenni o non lo è mai stato.
Il periodo di dispersione è una fase critica in cui il lupo deve affrontare da solo i pericoli
dell’antropizzazione e l’eventuale incontro con altri branchi e non può più contare sull’aiuto della
sua famiglia nell’attività di caccia.
Può capitare che lupi giovani e inesperti, possano così avvicinarsi anche a zone antropizzate in
cerca di cibo. Le periferie delle città, con disponibilità di cibo per la presenza di rifiuti o di cibo
lasciato appositamente dai cittadini per i randagi, attira gli animali selvatici, dalle volpi, ai cinghiali
e purtroppo anche ai lupi, specie opportunista.
È quello che è successo a Potenza, capoluogo di Regione e dalla quale da mesi arrivano
testimonianze della presenza di un lupo. A marzo ci si è subito attivati nel verificare la veridicità
dell’accaduto, scoprendo che si trattava di una femmina che da qualche settimana frequentava la
periferia della città dove trovava cibo lasciato dai cittadini.
Per monitorare la situazione sono stati effettuati interventi posizionando dapprima le fototrappole e
successivamente gabbie di cattura, attività probabilmente inadeguata rispetto alle circostanze in
corso. La normativa italiana infatti vieta la cattura, l’uccisione, il disturbo, il possesso, il trasporto,
lo scambio e la commercializzazione del lupo (D.P.R.357/97, art.8, cc 1 e 2) e per ogni intervento
di cattura, sia questa per fini scientifici che per necessità, è obbligatorio richiedere l’autorizzazione
del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), con parere
scientifico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).
Inoltre, l’utilizzo di gabbie trappole, di discutibili dimensioni come quelle utilizzate a Potenza, non
risulta essere il metodo di selezione per la cattura di lupi, né la cattura attraverso la sola telenarcosi
con la possibilità che l’animale scappi addormentandosi chissà dove, esponendolo a rischi.
Comunque, pare che ad oggi non risulta che sia stato fatto alcun tentativo di raccolta delle feci per
effettuare un esame genetico e verificare l’appartenenza alla specie Canis lupus e la sua purezza,
primo intervento necessario per la definizione delle successive operazioni di intervento.
La situazione è stata e viene ancora affrontata come se ci trovassimo a che fare con un cane
randagio pericoloso, cosa che ormai è palesemente discutibile, mentre, continuano a proliferare in
rete video della lupa di Potenza tra le strade della città, nel mentre si continua a parlare di cane e
intanto la situazione rischia realmente di sfuggire di mano.
Il WWF è seriamente preoccupato sia per l’incolumità dell’animale che può essere vittima di
avvelenamento o di catture illecite, o che può involontariamente essere causa di incidenti stradali
arrecando danni ai cittadini, che nelle peggiori delle ipotesi, protagonista di aggressioni scaturite dal
tentativo di avvicinamento da parte dell’uomo. Anche se, ci teniamo a precisare che l’esemplare in
questione non ha mai mostrato atteggiamenti di aggressività nei confronti dell’uomo ma questo non
vuol dire che ci si può e debba avvicinare.
Invitiamo tutti i cittadini, in caso di avvistamento, a mantenersi ad una dovuta distanza di sicurezza
di almeno 100 metri e anche se fatto in buona fede, ricordiamo che non va assolutamente lasciato
cibo agli animali selvatici. In quanto la disponibilità di fonti di cibo per il lupo può condurre ad
un’alterazione dei modelli comportamentali con possibile attenuazione delle capacità predatorie,
impoverimento della coesione del branco, insorgenza di un’eccessiva confidenza nei confronti con
l’uomo (Strategie di conservazione del lupo in Italia, Piano d’azione nazionale per la
conservazione del lupo).
La Basilicata è uno scrigno di biodiversità eppure la fauna sembra essere particolarmente tutelata,
basti pensare che dal 2019 i Centri di recupero per gli animali selvatici sono chiusi e che ancora
oggi, gli Enti preposti non mostrano alcun interesse per loro riapertura.
Pertanto, il nostro auspicio e che la Regione Basilicata, i Carabinieri Forestali e gli altri organismi
interessati prendano atto della situazione ed agiscono secondo quanto previsto dalla vigente
normativa a tutela della fauna selvatica e dei cittadini.

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