È passata esattamente una settimana da quando il dott. Oricchio, procuratore presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Basilicata, ha lanciato – nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno contabile – il suo personale atto d’accusa nei confronti della politica: non ho registrato, tuttavia, molte reazioni, quasi come se il problema riguardasse altri!

Sebbene il dott. Oricchio si sia lasciato andare a considerazioni politiche forse poco adatte ad un organo giurisdizionale, tuttavia  le domande che – a volte retoricamente – si pone, devono trovare una risposta.

Ridurre il problema delle “costose assemblee regionali” (secondo la sua definizione) ad una valutazione basata solo sul numero dei provvedimenti legislativi approvati, significa non solo forzare la lettura della Carta Costituzionale (che ha previsto le regioni sin dalla sua approvazione nel ‘48 , salvo a vederne la realizzazione solo nel ’70), ma anche utilizzare un metro di valutazione per gli altri (solo 27 leggi approvate nel 2011) che non si vuole per sè (solo 150.000 €. recuperati).

Inoltre, il Procuratore sembra dimenticare che la democrazia è ancora la miglior forma di governo, pur con i costi ad essa collegati.

Tuttavia, le sue valutazioni – attente e precise anche sulla base dei dati che ha fornito – non possono essere lasciate cadere nel vuoto: proprio perché appartengono ad un qualificato esponente dell’ordinamento giudiziario ben conscio, a mio avviso, del rischio di delegittimare non solo il Consiglio Regionale di Basilicata, ma le istituzioni nel loro complesso.

E che comunque non ha rinunciato a parlare di “onerosi organi consultivi e di partecipazione”, individuati nel lungo elenco di enti regionali e sub-regionali che offrono pochi servizi ai cittadini a fronte di notevoli costi palesi ed occulti.

Il pensiero corre subito ai tanti – troppi – enti che si occupano (con risultati non proprio incoraggianti) di acqua, bonifiche, sviluppo industriale, etc. etc.

Tre enti che operano nel settore dell’acqua, altrettanti in quello della bonifica dei terreni, due Consorzi per lo sviluppo industriale. E poi Consigli di Amministrazione, Collegi di revisori dei conti, Commissari…

Il dott. Oricchio usa parole forti e toni inconsueti, ma che colpiscono molto: “affievolimento del principio di legalità, ricorso a logiche privatistiche, spese inefficienti che diminuiscono i servizi e accrescono il parassitismo clientelare”.

La sua disamina parte dai procedimenti attivati dalla Procura contabile per dipingere un quadro a tinte fosche di quello che accade nella nostra regione: possibile che nessuno abbia sentito il bisogno quanto meno di provare a contestarne la logica deduttiva e le valutazioni trancianti?

Certo i giudizi espressi dal Procuratore sembrano – a volte – più dettati dalla passione civica che dall’esito dei processi definiti dinanzi alla Corte dei Conti.

Non sembra, infatti, esserci un collegamento preciso tra gli scarsi risultati conseguiti come ristoro del danno contabile (150.000 €. recuperati, come sopra detto) ed il virus del malgoverno più volte citato nel corso della sua relazione.

Ed anche le valutazioni sull’opportunità o meno di tenere in vita le assemblee regionali appartengono più alla sfera delle battaglie politiche che a quella delle decisioni giurisdizionali, mostrando una chiara ingerenza in scelte che appartengono al legislatore.

Tuttavia, il monito che arriva non può essere sottovalutato: vi è l’effettiva necessità di ridisegnare il sistema istituzionale pubblico, soprattutto per aumentare le difese dei cittadini dinanzi ad una P.A. spesso non vicina né amica, ma solo fonte di vessazioni.

In questa direzione, un ruolo importante può svolgerlo il nuovo Statuto regionale (e la successiva legge elettorale), stabilendo il tetto massimo di due legislature e sfrondando la giungla degli enti regionali e sub-regionali.

Per evitare che la politica diventi una professione  a vita, che si nutre attraverso la filiera e coltiva solo il clientelismo.

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