“ONDA. L’immobilità non esiste”: le mappature di volti umani e di itinerari geolocalizzati creano la musica per un’istallazione live performance

 

Il concetto di onda declinato in ogni suo significato è alla base dello spettacolo ideato dal collettivo MaterElettrica nell’ambito del programma ufficiale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019

 

Matera, Teatro Guerrieri, 13 dicembre 2019, ore 18:00 e 20:30

 

Indagare ciò che siamo attraverso i suoni, la loro natura e la loro origine, crearli attraverso i nostri tratti somatici e i nostri percorsi sulla terra, è l’idea alla base dello spettacolo ONDA. L’immobilità non esiste, progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, prodotto da Fondazione Matera-Basilicata 2019, a cura dell’Associazione Musicale MaterElettrica, in collaborazione con SisInf Lab – Laboratorio Sistemi Informatici del Politecnico di Bari, Al Jalil Centro Studi Yoga e Meditazione e Cooperativa Synchronos Matera, che andrà in scena venerdì 13 dicembre al Teatro Comunale “Gerardo Guerreri” di Matera, in doppia recita alle 18 e alle 20.30.

Lo spettacolo unisce l’installazione audio/video e la performance teatrale e si compone di sette parti, all’interno delle quali sarà rappresentata l’onda intesa come movimento, vibrazione, energia, trasmissione di informazioni, suono, impulso cerebrale ed infine come fenomeno sociale. È attraverso l’onda che lo spettacolo racconterà la genesi del mondo, dal Big Bang sino all’universo stellato di cui l’uomo è parte integrante. Il Teatro Guerrieri sarà quindi allestito con un ledwall lungo 6 metri oltre che un sistema di speaker 8.1 per generare un effetto surround. Il pubblico sarà quindi al centro dell’azione scenica: dal suo ingresso in sala e per tutto lo spettacolo fornirà i suoni e ne ascolterà le elaborazioni attraverso il sound design curato da Gianpaolo Cassano, Antonio Colangelo e Mirko Macina.

Ogni scena, sia che si svolga sul palcoscenico che in platea, avrà come protagonista una o più forme d’arte: la voce (l’attrice Giovanna Staffieri), il canto (il soprano Yulyia Poleshchuk), la musica (Mike Applebaum, tromba e flicorno, l’Ensemble MaterElettrica), la danza (Francesco Nappa). Ogni forma si intreccerà con la trama e la combinazione degli elementi genererà geometrie diverse in relazione alla collocazione dei singoli elementi rispetto al pubblico, secondo la regia di Antonio Colangelo, Pietro De Ruggieri e Fabrizio Festa.

La musica, ideata da Tommaso Colafiglio e Fabrizio Festa, sarà in parte realizzata dal vivo, in parte riprodotta: le composizioni originali, eseguite dall’Ensemble di MaterElettrica insieme agli altri artisti, utilizzeranno i dati musicali generati nei mesi precedenti la messa in scena dalle applicazioni “Musica Humana” ed “Itaca”, realizzate da MaterElettrica in collaborazione con il Sisinf Lab del Politecnico di Bari.

Attraverso l’impiego di “Musica Humana” sono state realizzate melodie, accordi e sequenze accordali utilizzando la scansione di volti umani: partendo da un autoritratto digitale dell’utente e le sue scelte sull’uso dell’applicativo, si è generato il materiale musicale. L’esito finale è la risultante tra le proporzioni ottenute dalla mappatura dei parametri biometrici e fisiognomici e le scelte predeterminate dall’utente stesso. “Itaca”, invece, seguendo un itinerario percorso dall’utente e sfruttando la geolocalizzazione, genera in tempo reale una melodia frutto del percorso stesso.

 

Le composizioni musicali, le coreografie, le immagini saranno quindi il frutto di un’elaborazione di dati biometrici e geografici raccolti in precedenza attraverso gli applicativi, in cui volti e percorsi generano melodie e armonia. La polifonia che ne risulterà sarà, dunque, quella della vita. La vita intesa come movimento, come trasformazione, nell’intrecciarsi delle linee dei profili umani con le linee dei tragitti che compiamo ogni giorno o magari desidereremmo percorrere domani.

«L’Esistenza è vibrazione e senza vibrazione, non c’è esistenza – commenta Fabrizio Festa – Chi racconta vibra. Di conseguenza, non possiamo raccontare di ciò che c’era prima della vibrazione. La vibrazione è il nostro solo possibile spaziotempo. Pensare ad un iniz

io, implica pensare a ciò che c’è prima di quel punto. Quel punto però non è collocato in alcun luogo, perché prima di quel punto non c’era alcuno spazio dove collocarlo. Nel raccontare l’onda, raccontiamo la natura e il verso delle cose. Se siamo, come siamo, della stessa natura di cui sono fatti i sogni, allora siamo anche della stessa natura di cui sono fatti suoni, luci, vibrazioni, impulsi. Siamo moto ed energia, siamo rumore».

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