La Città che muore: l’incapacità di mettere a fuoco i problemi.

Tutti attendevamo con ansia l’ultima misura adottata dall’amministrazione comunale di Potenza sul centro storico.
Proprio ieri, infatti, è stato diramato un comunicato per informare i cittadini che da domani “saranno attivati i dissuasori mobili automatici ubicati in corrispondenza delle aree pedonali di piazza Pignatari, via Cesare Battisti (lato Banca d’Italia), Corso 18 Agosto (statua marmorea di San Gerardo)…”. Sicuramente si tratta di un provvedimento nella sostanza incontestabile. Più che giusto.
Dovremmo, quindi, pensare che ora il centro storico è salvo? A parte le battute… questi signori in quattro anni non sono riusciti a fare nulla di significativo per quello che sarebbe dovuto essere – questo è ciò che promettevano in campagna elettorale – il cuore della loro azione politica.
Solo foto di circostanza che hanno fatto da sfondo a tantissime parole che hanno portato a pochissimi fatti. E quando qualcosa si è mosso, non si è mai tramutato in alcun impulso reale.
Un po’ come l’ultima misura – indubbiamente giusta, nessuno dice il contrario – ma del tutto inutile se non accompagnata da più un piano di sostegno per la residenzialità e le attività commerciali oltrechè di riorganizzazione della viabilità cittadina. Davvero pensiamo che bastino due pilomat per salvare il centro storico dall’incapacità di una politica miope e sciatta?
Possibile che per risollevare Potenza, non siamo in grado di pensare a nulla di diverso se non a misure che, in concreto, potrebbero solo avere l’effetto di scoraggiare i cittadini dal raggiungere il suo centro storico (già dilaniato e privato della sua identità)? Il centro storico di Potenza vive una crisi demografica e commerciale traducibile in una parola: desertificazione. La soluzione di certo non passerà per l’adozione di misure (dalla riduzione di parcheggi all’annientamento dei servizi, fino all’ultima novità…) che, invece, sembrano più adatte per risolvere i problemi di aree congestionate e sovraffollate. Forsechè quest’amministrazione si sia convinta di amministrare Venezia e di dover regolamentare l’afflusso a Piazza San Marco? Basterebbe vivere la città e confrontarsi con i suoi abitanti per scoprire che i problemi sono esattamente opposti.
Per alzare dei pilomat o per elevare contravvenzioni non servono grandi intuizioni politiche o altisonanti comunicati. Chiunque sarebbe in grado di farlo. La Politica (la maiuscola non è casuale) dovrebbe provare a risolvere problemi e ad accompagnare i processi verso obiettivi utili alla collettività, non “complicare la vita” ai pochi che ancora non sono fuggiti da una città che pare agonizzante. Per fortuna i potentini (e non potentini) innamorati della loro città esistono.
E intanto la città muore…

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