“La normativa sul “Codice rosso” ha garantito indagini più veloci, pene severe e l’introduzione di nuove tipologie di reati, come l’omicidio d’identità e il revenge porn, risultati importanti e decisivi per contrastare la violenza sulle donne. Ora occorre proseguire su questa strada e assicurare alle donne vittime di violenza fisica, psicologica o sessuale, che in Italia sono 8 milioni, di qualsiasi estrazione sociale, maggiori tutele quando denunciano il loro aguzzino, un sussidio e una casa sicura per continuare a vivere senza ulteriori traumi o paure”. Lo afferma l’eurodeputata della Lega Luisa Regimentiche sottolinea come “il tema della violenza sulle donne sia estremamente attuale, con episodi di cronaca quotidiani e agghiaccianti. Permane il problema delle pene ed è prioritario garantire la sicurezza di chi, con coraggio, decide di denunciare il sopruso, anche perché spesso sono le vittime stesse a finire nel vortice dei servizi sociali e della casa famiglia, molte volte allontanate dai propri figli”.

Insieme alla Rete europea delle donne, una sorta di ‘contenitore’ di professionalità femminili impegnato in attività sociali e nella lotta alla violenza di genere, coordinato da Antonella Sambruni e di cui Regimenti è presidente onorario, “portiamo avanti una battaglia politica e sociale quotidiana su questo tema – sottolinea l’esponente leghista – e in particolare, attraverso il coinvolgimento del Parlamento europeo, lavoriamo per inserire nel codice penale italiano l’aggravante di femminicidio, un tipo di reato ancora non contemplato nel nostro ambito giuridico, per punire l’omicidio con maggiore severità”.

“Serve un passo in avanti sotto il profilo normativo – conclude Regimenti – a sostegno di un reale cambiamento culturale nella società, sempre più urgente e necessario, considerato quanto ancora sia grave il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita, con il 39,3% della popolazione, secondo l’Istat, che ritiene una donna in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole, mentre solo il 2% suggerirebbe di chiamare il 1522”.

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