Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha decretato – in data 13.10.2015    

la compatibilità ambientale relativa al progetto di un rilievo sismico 3D nell’area del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “d 73 F.R.-.SH” presentato dalla Società Shell Italia E&P S.p.A.

Trattasi (per il momento) di uno studio volto a individuare e valutare i potenziali impatti ambientali legati alle attività che verranno svolte nell’ambito dell’acquisizione di dati simici lungo delle linee all’interno dell’istanza di permesso di ricerca per idrocarburi a mare.

Il permesso in oggetto fa parte dei 122mila chilometri quadrati di mare che potranno essere sottoposti ad attività di prospezione e ricerca attraverso indagini sismiche (air-gun) grazie ai decreti per il nulla osta ambientale riguardanti una ventina di aree marine tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia che, purtroppo, non esulano da danni all’ambiente e alle attività di pesca.

Ciò che preoccupa, oltre al dato numerico dei permessi, è l’utilizzo dell’air-gun, una sorgente pneumatica di onde acustiche che genera flussi a bassa frequenza in seguito alla creazione di bolle d’aria compressa nell’acqua. Una tecnica fatta passare per “buona”, ma che si è già rivelata invasiva per gli ecosistemi e per le specie faunistiche che frequentano il Mar Jonio, tra cui quelle rare e quelle minacciate di estinzione (in particolare cetacei, rettili e mammiferi marini).

Passando al dato politico, il paradosso normativo messo in piedi dal Governo Renzi in ambito energetico è stato in grado di creare solo una gran confusione e di favorire le lobby oil&gas, le quali – approfittando dell’immobilismo delle Regioni maggiormente interessate (che avrebbero potuto e dovuto semplicemente impugnare lo “Sblocca Itallia”) – continuano a portare avanti i propri interessi a scapito della sicurezza e dell’incolumità delle pololazioni residenti.

Parafrasando qualcuno, verrebbe da dire che “il petrolio non inquina solo l’ambiente, ma anche la mente di un’intera classe dirigente regionale” che, abituata a difendere i propri interessi e ad utilizzare la spesa pubblica per coprire i buchi di bilancio (e, in particolare, per ottenere consenso elettorale), si è completamente “seduta” sul petrolio e utilizza il “bancomat” delle compagnie petrolifere in base ai propri bisogni.

E’ normale chiedersi, adesso, come si muoverà l’Esecutivo regionale lucano, visto che il referendum proposto dalle dieci Regioni sull’abolizione di parte dell’articolo 38 della legge “Sblocca Italia” – e delle norme del Decreto Sviluppo -, le manifestazioni e tutti gli slogan Pittelliani paiono essere insufficienti e in ritardo rispetto all’impeto lobbistico.

Tuttavia, contro i due provvedimenti del Ministero dell’Ambiente che autorizzano la Shell ad effettuare ricerche di idrocarburi nel mar Jonio è possibile ricorrere al TAR – è scritto nei decreti “VIA” dello stesso Ministero – entro 60 giorni.

Come si comporteranno Pittella&Co.? Si accettano scommesse.

 

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