“Poiché le giustificazioni del governo sui prestiti alla Tunisia non sono sembrate sufficienti, assieme al senatore Martelli ho presentato un’interrogazione al ministro Di Maio perché faccia piena luce sui cinquanta milioni di euro erogati al paese nordafricano. Se è anche vero che quei soldi facevano parte di accordi presi prima dell’emergenza, è lecito domandarsi se in un momento così critico per il nostro paese, dove addirittura c’è il serio rischio di poter pagare le pensioni solo fino a maggio, non fosse stato il caso di rimandare gli impegni di cooperazione, pur lodevoli, a tempi migliori. Noi abbiamo avanzato diverse proposte per venire incontro alle famiglie, alle partite Iva, alle aziende agricole e non solo, per esempio presentando un emendamento per una moratoria di 24 mesi su decreti ingiuntivi, cartelle Inps, Ismea ecc. Proposte cadute nel vuoto: evidentemente ci sono altre priorità, non troppo cristalline, su cui il governo dovrebbe dare una spiegazione a tutti gli italiani”.

Lo ha detto il senatore Saverio De Bonis, commentando l’interrogazione presentata, assieme al senatore Carlo Martelli, al ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

“Innanzitutto – prosegue De Bonis – non è chiaro come mai l’ambasciata italiana a Tunisi abbia dapprima dichiarato pubblicamente che i 50 milioni servivano per affrontare l’emergenza coronavirus e abbia poi ritirato questa dichiarazione, mentre il Ministero ha addotto tutt’altra giustificazione, dicendo che quel denaro faceva parte di accordi pregressi. Faccio notare peraltro che la Tunisia – paese in cui i contagi sono relativamente più bassi rispetto a tanti altri – sta già ricevendo il sostegno del Fondo monetario internazionale per ben 400 milioni di dollari. Ad ogni modo, vista la situazione critica che l’Italia deve e dovrà affrontare, con un probabile fabbisogno da 100 a 200 miliardi di euro (e aumento del debito pubblico), è il caso che il Ministro chiarisca se gli accordi di partenariato prevedevano una scadenza contrattuale e se non sia opportuno bloccare i fondi alla cooperazione internazionale, come già è avvenuto nel nostro paese in momenti anche meno critici di questo”.

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