Dichiarazione di don Marcello Cozzi dell’ufficio di presidenza di “Libera. Nomi, numeri e associazioni contro le mafie”, in merito all’operazione della DDA    

 Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha portato all’arresto di undici persone, tra le quali il potentino Luigi Tancredi.

Al centro dell’inchiesta, denominata “The imitation game”, una rete dedita al gioco illegale online e alle scommesse illegali. Per il lucano, presunto vertice dell’organizzazione criminale, è stata riconosciuta l’aggravante “mafiosa” per aver avvantaggiato il clan dei Casalesi.

“Una settimana fa dalle carte del procedimento Kyterion della DDA di Catanzaro, veniamo a sapere che c’erano lucani alla corte del pericoloso boss ‘ndranghetista Nicolino Grande Aracri e, fra questi, Donato Lorusso, nipote del boss Pinuccio Gianfredi ammazzato a Potenza ormai quasi venti anni fa. Oggi un’inchiesta della DDA di Roma ci dice che un altro potentino, L. Tancredi era al centro di un’associazione criminale dedita alle scommesse clandestine e vicino ai Casalesi.
Non possiamo non essere preoccupati non solo perché è la dimostrazione che i colpi inferti negli ultimi anni alla mafia di casa nostra non hanno coinciso con un’opera di smantellamento definitivo dei clan lucani, ma anche e soprattutto perché nomi vicini e identificabili con una criminalità lucana storica e molto più datata, si accompagnano sinistramente con nomi e cartelli di spessore nel panorama mafioso del Paese. È l’ennesima conferma che nessuno, né istituzioni, né autorità giudiziarie, né la cosiddetta società civile, può abbassare la guardia. Qualcuno di noi negli ultimi tempi aveva forse creduto in un ritorno prepotente dell’isola felice, ed invece così non è. Si rassegnino i teorici ad ogni costo della ‘felicità’ lucana: finché le mafie saranno un problema per questo nostro Paese, lo saranno anche per la Basilicata”.

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