Con la morte di Emilio Colombo scompare un grande lucano e uno dei più prestigiosi protagonisti della politica italiana ed europea: padre costituente, ha percorso tutto  il cursus honorum della politica italiana ed europea,

 

sottosegretario all’agricoltura nel V e VI Ministero  De Gasperi, nel Ministero Pella, nel I Ministero Fanfani e nel Ministero di Scelba diventa protagonista della riforma agraria;  più volte ministro del Tesoro, nel 1964-65 consegue l’Oscar  per la lira quale moneta europea più forte;  Presidente del Consiglio dall’agosto  1970 al febbraio 1972; nel 1977 è eletto Presidente del Parlamento Europeo e nel 1979 viene eletto a suffragio universale eurodeputato. In riconoscimento del suo fondamentale contributo al processo di integrazione comunitaria, nel maggio 1979 gli viene conferito – terzo statista italiano dopo De Gasperi e Segni – il Premio Carlomagno.

È autore con il ministro tedesco del famoso Atto Colombo-Genscher sul quale si basano l’Atto unico Europeo per il Mercato Unico e il Trattato di Maastricht, dando un contributo notevole alla costruzione di un nuovo disegna europeo. Rieletto nel 1989 al Parlamento Europeo, è relatore del Progetto della Costituzione Europea. Richiamato nella vita politica nazionale, nel 1992 viene ancora una volta nominato Ministro degli Esteri e in tale qualità tratta a Tokio con il Ministro degli Esteri russo Kozirev il programma di aiuti economici dell’Occidente alla Federazione Russa per l’avvio delle sue trasformazioni economiche e sociali. Nel novembre 1996 a Mosca gli viene conferita la laurea “Honoris causa” dall’Istituto di Stato per le relazioni internazionali della Federazione russa.

Il 14 gennaio 2003 viene nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”.

Il 7 ottobre 2011 la Fondazione Jean Monnet per l’Europa gli conferisce la Medaglia d’oro.

 

Dal molto sintetico Curriculum emerge la personalità di un uomo votato alla politica “intus et in cute”, interpretata nella sua più nobile e profonda accezione e svolta ai più alti livelli di responsabilità nazionale ed internazionale.

Meridionalista e europeista convinto, il suo nome si colloca a fianco di altri due  grandi uomini politici lucani, Nitti e Fortunato; come questi, Colombo, sorretto da viva coscienza nazionale, ha guardato ai problemi della sua regione in una visione ampia inserendoli nel contesto italiano.

La sua morte colpisce innanzitutto la Basilicata per la forte presa che ha avuto sul  popolo lucano e per la presenza costante nella vita politica della regione, della quale è stato, per così dire, il deus ex machina per oltre mezzo secolo, e priva del suo maggiore artefice il Premio Letterario Basilicata, di cui ha sostenuto il cammino sin dalla fondazione nel 1972, assecondandone le giuste ambizioni e svolgendo con signorile discrezione il suo ruolo di presidente onorario.

In oltre quarant’anni di vita dell’istituzione, ha espresso il massimo rispetto per l’autonomia e per la libertà intellettuale delle giurie. De resto, la sua concezione dei rapporti tra politica e cultura era incentrata sulla reciproca indipendenza e sulla netta distinzione dei ruoli, pur nella leale collaborazione che si sarebbe dovuta esprimere in una critica promovitrice che, in definitiva, è l’unico terreno sul quale la cultura può incontrarsi con la politica. La quale, se non è sorretta e guidata dall’impegno intellettuale, non ha la forza per rinnovarsi. Di qui l’accento che Colombo poneva sull’obbligo dello Stato e degli Enti territoriali ad apprestare provvidenze adeguate per la diffusione della cultura e per il sostegno all’associazionismo culturale, convinto com’era che una distorta e meschina politica culturale si risolve in un male per la stessa democrazia.

A conclusione di ogni edizione del “Basilicata”, canonici erano i suoi richiami al lavoro intellettuale come retroterra della democrazia e come legame civile per la natura stessa della cultura, che è quella di riflettere, giudicare, soffrire la Polis.  

 

Il 24 settembre prossimo avrebbe certamente partecipato con i soci del Circolo Spaventa Filippi alla presentazione del Carteggio De Robertis-Piccioni in programma nel Gabinetto Scientifico Letterario Vieussrux a Palazzo Strozzi di Firenze. Al ritorno da Torino, ove aveva presentato il suo recente libro, aveva convenuto sulla giustezza della richiesta di chi scrive di presentare il suo recente libro in prima a Potenza in occasione della prossima edizione del Premio. .

È la prima e l’ultima volta che risulterà assente alle manifestazioni del Premio, dopo 41 anni di indefettibile fedeltà al “suo” Premio. Purtroppo, non sentiremo più quelle dotte sintesi dei motivi culturali ed etico-politici che il  Premio “Basilicata” ha proposto lungo oltre quarant’anni, sintesi che suscitavano ammirazione nei dotti ospiti per la lucidità e la perspicacia delle sue analisi, per l’ordito logico delle sue argomentazioni, per gli accenni a fatti e avvenimenti politici e diplomatici, non registrati dalla storia, con i quali esemplificava concetti e affermazioni. Ci mancherà la sua presenza rassicurante e la sua affezione e sollecitudine nel sostenere il Premio.

Lo ricordiamo con gratitudine, rimpianto e tanta nostalgia.

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