Presidente dell’impresa sociale “Le Rose di Atacama” (operante in ambito accoglienza migranti), anche in virtù del nome “garibaldino”, Anita Enrica Sassano si definisce “una combattente”. Il suo obiettivo, in quest’anno di presidenza del Rotary Club “Torre Guevara” di Potenza (la nomina è avvenuta a luglio scorso), è anche e soprattutto quello di dar vita a cose nuove, dando un taglio più “sociale” al suo mandato: «Nel mio lavoro mi occupo proprio di questo, ma essendo anche la seconda donna a guidare questo Club, la mia sarà anche un’impronta al femminile. Ci occuperemo quindi di violenza sulle donne e della tratta delle immigrate, anche in ambito nazionale».

d: Perchè, secondo lei com’è stato il Rotary finora?

r: No, sempre e comunque interessante. Tenga conto anche che io sono una “new entry”, e nel giro di un paio d’anni sono diventata presidente. Essendo comunque il Rotary formato da tanti professionisti, si era fatto molto nell’ambito delle professioni per così dire “standard”, ma oggi ci apriremo a tutto un nuovo mondo (sociale, nuove professioni), confidando anche di aumentare le adesioni al femminile, bilanciando una percentuale che è ancora bassa rispetto a quella maschile.

d: Lei è presidente dell’impresa sociale “Le rose di Atacama”, che si occupa proprio di accoglienza ai migranti. Tra l’altro siamo alla vigilia di un evento importante, in quanto la Città di Potenza si appresta ad accogliere altri cinquanta profughi di guerra. In settimana c’è stato anche uno scritto polemico (sul Quotidiano del Sud del 04/10) di Pietro Simonetti (ex membro del Tavolo sul caporalato), il quale, nel commentare un’indagine avventa nel Metapontino (proprio a proposito di sfruttamento), chiedeva conto dei progetti finanziati con il Pon Legalità nel 2018, e di cui, a suo dire, anche a livello nazionale, non si conoscono rendiconti e spese effettuate.

r: Posso parlare per me: il Pon Legalità noi lo abbiamo gestito e abbiamo fatto regolarmente la rendicontazione con la Regione Basilicata. Ci siamo aggiudicati una regolare gara e abbiamo gestito a Palazzo San Gervasio e nel Metapontino. Il rendiconto l’ho fatto io personalmente -pertanto questa cosa mi lascia un po’ perplessa- e inoltre so come lavorano altri colleghi. Mi sembrerebbe strano, inoltre, se la Regione non avesse completato la rendicontazione: probabilmente, non è stato ultimato tutto ciò che è “complementare” alla rendicontazione (monitoraggio e altre azioni), ma di sicuro i soldi sono stati utilizzati. Questo è certo.

d: In Basilicata c’è u­n problema più radicato per quanto attiene al caporalato?

r: Il problema ci sarà sicuramente e ne abbiamo avuto sentore quando abbiamo gestito nel Metapontino, proprio in ambito Pon Legalità. Noi tuttavia il fenomeno lo arginavamo, in quanto portavamo noi stessi i ragazzi al lavoro; pertanto, si può dire che quando c’è in atto un progetto, un controllo c’è, ma quando poi quel progetto finisce, i ragazzi che rimangono, probabilmente, saranno oggetto del problema caporalato. Dico “probabilmente”, perchè non abbiamo una contezza e si capisce bene pure che chi lavora in quel settore non può mettere a rischio la sicurezza dei propri operatori per appurare se vi siano i caporali o meno. Queste cose si fanno con le forze dell’ordine.

d: Il volto del Capoluogo sta cambiando in virtù delle diverse etnie che ormai vivono a Potenza. Ma la città, a sua modo di vedere, è pronta e attrezzata per questa convivenza?

r: Più che pronta. Noi stessi -e la gente magari queste cose le ignora- accogliamo venticinque minori non accompagnati in via del Gallitello, che ormai è una zona centrale, ma nessuno se n’è mai lamentato, anzi, posso dire che non se ne sono nemmeno accorti. Cerchiamo di fare integrazione: io ho ragazzi che fanno tirocini di inserimento lavorativo, e quando si aprirà il centro per la formazione degli adulti andranno a scuola. Al di là dunque di problemi specifici, magari attinenti ad altri ambiti, credo ci sia una buona integrazione, certo, si può fare di più, ma la città è abbastanza attrezzata (altrimenti il Comune non avrebbe aderito a un progetto per accogliere altre cinquanta persone).

d: E i Potentini sono davvero “accoglienti”, come si sente dire spesso?

r: Parlando di minori stranieri, si deve lavorare ancora sull’idea dell’affido (col Garante dell’Infanzia avevamo proposto al Consiglio regionale una legge sull’affiancamento con le famiglie dei minori stranieri non accompagnati). Bisogna dare inoltre supporto alle scuole in ambito di mediazione linguistica, poiché la tipologia di migrante è anche cambiata: oggi stanno arrivando anche Turchi, che non parlano Inglese o Francese.

d: In un articolo che uscirà sul nostro giornale (lo trovate a pagina 9 – ndr), l’opinionista Mimmo Guaragna invita a regalare una bicicletta agli immigrati che risiedono in una struttura vicino Potenza, onde consentire loro di raggiungere il capoluogo, per avere relazioni e magari cercare un lavoro. L’integrazione può nascere da queste piccole cose?

r: (scuote la testa).

d: Non è d’accordo?

r: Mmm, non nello strumento, perché prima di dare una bicicletta a un ragazzo bisogna istruirlo, in quanto il mezzo richiede un’educazione stradale specifica; ci vogliono inoltre dispositivi di sicurezza, come il casco etc. E poi, il lavoro? Quale? Dove? L’aiuto concreto, in questa fase, è dar loro un minimo sostegno economico utile a prendere un treno, un autobus, per raggiungere il posto di lavoro, magari, ma non per venire a farsi una passeggiata in via Pretoria.

d: Però anche quello aiuta.

r: Sì, ma guardi, noi abbiamo una comunità di ragazzi in provincia, e diamo loro il permesso e un biglietto per venire a Potenza una volta a settimana (perché è giusto svagarsi il sabato sera); ma chi lo fa senza autorizzazione, viene rimproverato, perché in settimana bisogna fare le attività nelle strutture: corsi d’Italiano, formazione professionale, anche uscire a fare la spesa, imparando come si spendono i soldi.

d: Un altro nostro opinionista, l’onorevole Nicola Savino, sostiene che i giovani immigrati possono essere una risorsa per salvare i nostri borghi che stanno morendo…

r: (Scuote di nuovo la testa)

d: Neanche questo?

r: Ma perchè io nel settore ci lavoro dal 2013 e l’ho visto in tutti gli aspetti! Certo, gli immigrati possono essere una risorsa, ma bisogna dar loro gli strumenti per poter vivere nei borghi, a cominciare dal lavoro.

d: Non a caso Savino parla di insegnare loro le vecchie “arti e mestieri”…

r:…bisogna tornare alle vecchie scuole professionali, fare i corsi di formazione. Certo, così i borghi si possono rimpinguare…

d:…lei dice “bisogna prima fare questo e quello”, perchè, non si sta facendo?

r: No! Io lo faccio, per questo lo dico. Infatti proprio poco fa ho chiuso una telefonata a proposito di un corso di informatica da avviare. Abbiamo inserito un ragazzo che, tramite un corso con l’Enel, è stato poi assunto. Insomma, si può fare tutto, ma va fatta una progettazione integrata. Non si tratta solo di “accoglienza”; oggi abbiamo terminato un progetto in Africa, facendo formazione sull’edilizia; faremo venire dei ragazzi per inserirli nelle imprese edili. Così si lavora.

d: Però, da come parla e da come si accalora, percepisco che c’è qualcosa che la fa arrabbiare.

r: Tutti parlano di “immigrazione”, ma io mi posso permettere di farlo; io, con tutti i miei collaboratori, abbiamo visto i primi Africani arrivare, nel nostro centro di accoglienza; era il 2013 e da allora abbiamo visto di tutto, di più. Mi fa arrabbiare il fatto che molti parlano, ma non sanno cos’è l’integrazione, e a volte sparano a zero sui nostri ragazzi e non sanno cosa vivono nei loro paesi. Io in Africa ci sono stata, e so il significato delle parole “emigrazione economica”: lì la vita spesso ha un valore pari a zero. Ho visto la povertà e pertanto giustifico anche chi viene da noi per mera questione economica. Hanno BISOGNO di venire in Italia per trovarsi un lavoro e vivere dignitosamente. E noi dobbiamo accogliere. E’ chiaro, che nei gruppi che arrivano ci sono anche persone che una volta qui sono versate nel malaffare (come ce ne sono già anche fra noi), ma credo che vada data una possibilità effettiva, perché c’è gente che vive davvero male.

d: Fra le tante, c’è stata una storia che l’ha segnata in modo particolare?

r: Un’esperienza molto toccante è stata l’accogliere una ragazza che, a seguito di una violenza, era rimasta incinta. Le abbiamo offerto supporto psicologico in virtù del quale alla fine ha deciso di tenerlo, il bambino, che è poi nato nel centro di accoglienza. Di questo sto parlando: di dare una possibilità. Quella ragazza oggi lavora a Potenza ed è integrata. Ragazzi che ho preso a quattordici anni, oggi ne hanno più di venti e sono rimasti a Marsico, benvoluti dalla comunità.

d: A proposito di violenza sulle donne, che nei casi più gravi sfocia nel femminicidio, siamo nel pieno del trentennale della morte di Elisa Claps, con polemiche (apertura della Trinità) e dibattiti annessi…

r: Certo, quello è il caso più noto, ma posso dirle che a Potenza ci sono tantissimi casi di violenza domestica (anche se per fortuna non si concludono con l’omicidio). So che Telefono Donna riceve telefonate di continuo. Il più delle volte si tratta di violenza psicologica, il che rende necessario attivare al Comune un punto d’ascolto con psicologo e assistente sociale.

d: A che si deve, a suo avviso, l’aumento di questi fenomeni?

r: A parte quella tipologia di donne già per carattere disposte alla sottomissione, credo che il maschio stia cambiando. E’ più insicuro. Ciò è dovuto al miglioramento della collocazione sociale e lavorativa della donna, che ha acquisito più potere e più autorevolezza. E aggiungo che al Rotary è arrivato il momento di un governatore donna…

d: Una definizione, di una parola sola, per la Meloni, prima premier donna.

r: “Studia”.

d: E’ un invito?

r: No, voglio dire che è una che studia. Almeno questo. E’ molto studiata, anche nella gestualità, rispetto a quello che era il suo ruolo precedente.

di Walter De Stradis

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