Un aneddoto vuole che -forse per errore e forse no- qualcuno l’abbia definito “antro-podolico”.

Se vuoi girare un film in Basilicata e sei alla ricerca del posto “giusto”, è facile infatti che ti rivolgerai al dottor Giuseppe Melillo: originario di Bernalda (Mt), sempre in movimento, laureato in antropologia, studioso e scrittore, è stato consulente territoriale e “location scouting” e Manager per la Lucana Film Commission e –ultimamente- per la Fiction RAI “Imma Tataranni, sostituto procuratore”.

Ma il suo curriculum “sul campo” in realtà è assai più vasto.

d: Come giustifica la sua esistenza? Lei che è una sorta di “facilitatore” per trovare situazioni e luoghi giusti per eventi e film da realizzare in Basilicata…

r: “Facilitatore” e “giusti” sono le parole appropriate. Il mio compito è infatti facilitare l’incontro tra chi viene da fuori e ciò che c’è all’interno dei nostri confini. E ciò che mi viene chiesto di trovare non deve essere il “più bello”, ma il “giusto”, e ciò si impara solo sul campo.

d: Si spieghi.

r: Quando viene chiesto un “bel posto” per girare un film, tendenzialmente si pensa al posto più bello, ma quest’ultimo non sempre si rivela il posto “giusto”. La “location” matura in due fasi: lo “scouting” (quando leggi la sceneggiatura) e il “management” (organizzare spostamenti di interi reparti, ad esempio).

d: Quindi lei dice a quelli del film: “Questa scena è meglio girarla qui, piuttosto che là”.

r: Esatto, per una questione di capacità di “carico” del territorio. Mi spiego: a meno che non si abbia a che fare con location davvero uniche (cioè non replicabili), o si sia in presenza di un regista che vuole una cosa molto, molto precisa (tipo Visconti), nessuna Produzione accetterà mai di spostare tutta la troupe e le attrezzature per recarsi su un set che dista cento chilometri dall’albergo.

d: Ecco perché il posto più bello non sempre è quello più giusto.

r: Certo. Bisogna trovare una mediazione fra ciò che vuole il regista, ciò che offre il territorio e ciò che chiede la Produzione.

d: Ma cosa vogliono –o meglio- cosa si aspettano i registi dalla Basilicata? A volte si ha l’impressione che vengano qui con un’immagine quantomeno preconcetta.

r: Sì, perché prima di venire in Basilicata leggono, ma la “narrazione”, in quanto tale (a differenza del “racconto”) è scollegata dalla realtà, e di conseguenza loro pensano che qui troveranno una realtà parallela, quasi esotica. Ma è storia vecchia. Pensi a De Martino, che parlò e scrisse di “spedizione in Lucania” quando venne in Basilicata negli anni 50, ma come sa, le “spedizioni” non avvenivano all’interno di uno stesso Stato. Era dunque sinonimo di “esplorazione” verso lidi esotici. La distanza non è dunque chilometrica, ma culturale: ecco che anche poche ore di viaggio tra Roma e la Basilicata diventano un’esplorazione di luoghi misteriosi che ognuno ritiene di aver scoperto per la prima volta!

d: Quindi questa mentalità c’è ancora.

r: In molti sì. Personalmente odio gli “Uomini delle stelle”, cioè quelli che vengono dalle nostre parti e pensano di dispensare perline e specchietti…

d: …agli “indigeni”.

r: …sì, affermando “Noi siamo il Cinema!”. Ma anche se la pensano così, il loro è comunque un prodotto, che a Roma costa dieci e qui costa Uno, e il territorio lo devono rispettare! Non ci fanno un regalo, siamo noi che ci stiamo mettendo a disposizione.

d: Bisogna evitare, insomma, una “colonizzazione” cinematografica.

r: Esatto. Quando sento una produzione affermare “Ma noi siamo il Cinema!”, io taglio subito i rapporti, perché rischiano di essere solo speculazioni.

d: Nel caso di “Imma Tataranni”, fiction Rai girata in Lucania, basata su un personaggio lucano, inventato da una scrittrice lucana, le cose sono state più semplici?

r: Nella prima serie ho avuto difficoltà a far capire che non si può avere tutto, e che alcune cose si sono fatte per la disposizione amicale dei lucani, dalle amministrazioni ai semplici cittadini. Dietro ogni film o serie –al di là degli aspetti artistici- a volte non s’immagina che c’è un vero e proprio piano industriale, legato a processi economici complessi. Tradotto: sfasare anche una sola giornata sul piano di lavorazione può significare problemi grossi (magari l’attore è libero solo quel giorno etc.). In merito alla serie potrei raccontare centinaia di aneddoti, ma pensi che un giorno dovevamo girare in una piazza importante davanti a una chiesa, con due attori importanti che erano disponibili solo quel giorno. Il problema è che c’era un funerale! La Produzione entrò in ansia, ma –parlando con prete e parenti- il funerale fu posticipato di un’ora, sempre con grande rispetto del defunto…

d: …e grazie alla capacità di accoglienza dei lucani.

r: Invece i direttori di produzione spesso ragionano solo in termini economici, per la serie “Quanto mi costa fare questa cosa?”, “Compro tutto io!” etc.

d: Ma questo, recente, rapporto privilegiato tra la Basilicata e il Cinema, l’ha data una spinta economica reale? Ha significato impiego di maestranze, strutture alberghiere? Si può tracciare un qualche dato?

r: I dati sui movimenti legati al cinema sono SEMPRE positivi, perché è qualcosa che c’è rispetto a qualcosa che non c’era, anche in riferimento all’economia del turismo. Il tema vero è quello che citava lei: le maestranze. Si formano maestranze qualificate? Ce ne sono? Il punto è questo. Io sono diventato location manager qualificato grazie a un maestro romano, Carlo Brocanelli, che mi ha insegnato tutto, ma altrimenti…Io ho iniziato coi documentari (produzioni straniere), e all’inizio il mio approccio era di tipo “turistico”; poi però ho conosciuto Carlo che mi diceva sempre: “Ao’, a Giusè, venti chilometri so’ meglio de trenta!”, e cioè che un campo base vicino a una chiesa con un ampio parcheggio è meglio di un campo base nei pressi di una chiesa più bella, ma sprovvista, dieci chilometri più in là.

d: Quindi in Basilicata manca una “scuola”.

r: Manca una formazione che vada oltre i semplici autisti, “runner”, assistenti, ispettori di produzione etc.. In passato sono stati fatti dei bandi che obbligavano una Produzione ad assumere una quota parte di Lucani, ma non venivano ben definiti i ruoli richiesti. Bisogna dunque crearle le maestranze, e “obbligare” chi viene da fuori a impiegarle. Da noi ci si è concentrati finora solo sulla creazione di figure “alte” (registi etc.), ma quando una Produzione si sposta da Roma (la sua “comfort zone” economica) e scende in Basilicata o in Calabria, vuole capire quanti “reparti” portarsi dietro, perché comporta pagare trasferte, straordinari etc; se invece il tecnico delle luci ce l’ha sul posto, a Potenza o a Matera, non gli deve pagare nemmeno l’albergo! E’ un discorso che conviene a tutti: la maestranza lucana (esperto di luci, di scenografia, di costumi, o di trucco e parrucco) in questo modo fa anche esperienza, ingrossa il suo curriculum, può anche spostarsi sei mesi a Roma, e diventare poi una risorsa per il Cinema.

d: La politica locale che ruolo ha in questa cosa?

r: La politica E’ il ruolo, deve avere visione e immaginare dove si voglia andare. Invece più che altro ci si limita a “immaginare” il quotidiano e ad avere il riscontro del “selfie” pubblicato sui social. Bisogna immaginare cose di lungo respiro, cose che magari non hanno un ritorno elettorale immediato, ma che tra dieci anni potrebbero essere prese a modello (così come il politico che le ha fatte).

d: Ma mi sa dire la Lucana Film Commission che fine ha fatto? Si leggono solo notizie frammentarie…

r: (Silenzio) Io la dico così: bisogna solo scegliere in quale clinica deve morire, perché l’eutanasia in Italia non è legale.

d: E se potesse prendere il governatore Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Non gli direi niente. Per un mese lo andrei a prendere in macchina alle otto di mattina, per poi riaccompagnarlo alle ventuno: ci faremmo due/tre comuni al giorno, fermandoci, di volta in volta, nel primo bar del paese.

d: Questo momento magico del cinema in Basilicata potrà continuare solo se…?

r: A parte che già sta scemando, basta vedere i numeri! Finora, “effetto Matera” compreso, molto è andato avanti anche grazie a relazioni personali e alla capacità di mettere in campo risorse economiche. Faccio un esempio: se la Basilicata, pur avendo Matera –che è un elemento “non replicabile”- mette a disposizione Uno, e la vicina Puglia mette a disposizione Dieci, la Produzione a Matera ci sta solo un paio di giorni, ci gira solo gli esterni (i Sassi, lo “skyline” e il Belvedere), e poi se ne va a stare in Puglia per tutto il tempo (e gira il resto degli esterni in zone similari e gli interni in teatro). Bisogna dunque capire PERCHE’ una Produzione debba venire proprio in Basilicata. E agire di conseguenza. Non basta avere acqua, mare, mulini etc. E inoltre non siamo gli unici in Italia. Noi pensiamo di avere tutto, ma il tutto a volte è niente, perché non lo si sa valorizzare.

d: Basti vedere il “caso” Pasolini, che proprio lei ha sollevato.

r: Già, sull’ “Huffington Post” rilevavo che nel centenario di Pasolini, riconosciuto come evento da Mibac e Unesco, proprio Matera (come Città) non ha fatto nulla, limitandosi a un post su Facebook (al netto degli eventi organizzati da Zetema o a Barile). Matera ha dimenticato proprio la “lezione” di Pasolini. E’ diventata un prodotto, ma forse ha dimenticato da dove proviene: nei Sassi è tutto bello, ma non c’è più quel “sole ferocemente antico”. Se Carlo Levi deve tutto alla Basilicata, è la Basilicata a dover tutto a Pasolini (che il film, senza Matera, lo avrebbe fatto ugualmente, e altrove).

d: Il film che la rappresenta?

r: “Terra e libertà”, di Ken Loach.

d: Il libro?

r: Il Nuovo Testamento (rivoluzionario e provocatorio al contempo), “Il mondo alla Rovescia” di Eduardo Galeano, e il “Pensiero Meridiano” di Franco Cassano.

d: La canzone?

r: Citerei tre artisti: Guccini, Modena City Ramblers ed Enzo Avitabile.

d: Fra cent’anni cosa le piacerebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?

r: Data di nascita e di morte (senza luogo), e poi: «Lucano: ha provato a dare corpo ai sogni»

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