Il testo porta all’attenzione del lettore la storia della Famiglia Gattini, con gli stemmi delle Casate, imparentate con la stessa, scritte e disegnate dal Conte Giuseppe Gattini.

Nelle pagine del libro si narrano le origini della Famiglia e del loro motto.

 “Teodoberto, che figura come il certo stipite della famiglia Gattini…

   Or si pretende da alcuni scrittori de’ secoli XV e XVI, sulle basi delle famigliari tradizioni, avvalorate da gotiche pergamene, che da Metaponto appunto derivassero i Gattini, comunque sforniti allora, secondo vedremo di un tal cognome, che assunsero molti secoli dopo…” 

 “Seguendo il signoril costume, i secondogeniti figliuoli di Teodoberto, Scipione ed Oreste si portavano a militare nell’esercito imperiale di Oriente, e vi ottenevano pel loro valore il grado di Capitani; ma essendosi da colà per ignota cagione allontanati, passavano in Francia sotto gli stendardi di Arrigo I coll’istesso grado, e vi si segnalavano nella riconquista del ribellato Gattinese (Gattinois), paese dell’Orlèans, ove Scipione lasciava sul campo di battaglia la vita.

Pertanto Arrigo in rimunerazione de’ segnalati servigii, nominò Oreste Governatore di quella provincia e gliene concesse le armi, rappresentate da un gatto poggiato sopra tre monti con una vipera in bocca, che per simbolo dell’animosità e stratagemmi di guerra fece incidere sull’aureo scudo di esso Oreste, che assumeva co’ suoi il cognome di Gattini.

   C’insegnano infatti il Mabillon, il Ducange, il Muratori, il Cibrario, il Cantù, che fin dal decimo secolo, e molto più nel seguente, divenne frequente l’uso de’ cognomi, mentre ogni gentiluomo, al dir del Machaud nella storia delle Crociate, aggiungeva al suo nome quello della terra natale, il titolo della signoria che possedeva, ovvero un altro, che ricordava qualche signalata impresa, o pur lo desumeva dalle fisiche qualità, e poneva nel proprio stemma un segno che distinguesse dalle altre la sua famiglia e ne ricordasse la nobiltà”. 

Nel libro sono poi riportati, a cura dell’editore, anche i Sedili che ricoprivano i vari discendenti della Famiglia, ovvero quelle Istituzioni del Regno i cui rappresentanti provenienti dalle classi nobili, detti gli Eletti, dal XIII al XIX secolo, amministravano la giustizia, le finanze.

L’ultima parte del testo è incentrata sull’eccidio del Conte Francesco Gattini e due suoi collaboratori, avvenuto l’8 agosto 1860 a Matera e che fu la conclusione di un moto popolare richiedente le terre demaniali da coltivare, di cui i latifondisti locali, tra i quali il Conte, si erano impossessati negli anni precedenti.

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