Permettetemi di porgere un caloroso saluto alle autorità civili e militari presenti.

Dopo due anni di sosta forzata ci ritroviamo, alla viglia della festa della Madonna della Bruna, per ricevere il cosiddetto messaggio del Vescovo. Ma il mio, più che messaggio, è un’intima riflessione che vorrei condividere, un frutto della preghiera e della meditazione sul brano del vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato.

Indipendentemente dal ruolo che rivestiamo e della missione che svolgiamo facciamo tutti la stessa esperienza: la fatica di amare. Quando ci sentiamo feriti: istintivo e facile è amare quelli che ci amano, che hanno cura di noi e ci apprezzano per come siamo. Ma noi cristiani abbiamo ricevuto un comandamento dell’amore definito da Gesù nuovo in quanto siamo invitati ad amare esattamente “come” lui ha amato noi. E il suo è un amore che costa, ha un prezzo, richiede sacrificio. Ci chiama amici, anche quando gli diamo il bacio del tradimento di Giuda.

A volte si ha il desiderio di cancellare questo che si è rivelato un tempo particolarmente tribolato, ma è tempo che ci appartiene soprattutto nella misura in cui ci interpella e chiama in causa responsabilità personali e comunitarie. Pandemia e guerra hanno ulteriormente acceso i riflettori della critica facile, alimentando il clima di sfiducia verso la società, la politica, la Chiesa.

Il servizio che siamo chiamati a svolgere, sull’esempio di Maria che si mette in cammino e va verso la cugina Elisabetta, affrontando le critiche e i pericoli del tempo, è esattamente quello di essere consapevoli che lavoriamo in un clima di sfiducia e scetticismo. Ma la cosa che fa più paura è quell’individualismo che sfocia in personalismi faziosi e deleteri: ostacolo sempre più dominante a scapito di un “noi” che è l’espressione della speranza, della rinascita.

Permettetemi che dia una lettura più cristiana di questa realtà. Anche voi, carissimi, siete stati scelti e inviati da Gesù. C’è una sfida che siete chiamati ad affrontare: prendervi cura di tutto il contesto sociale. Può darsi che mi sbagli ma leggendo quanto puntualmente ci riporta il Censis emerge sempre di più la mancanza di fiducia e di speranza verso il futuro. Spesso è la politica che viene additata come causa di tutti i mali e delle difficoltà che stiamo incontrando.

Di certo se siamo arrivati ad avere un governo di unità nazionale e ogni giorno, tra gli stessi componenti della maggioranza, vi sono schermaglie e frecciate velenose che sfociano in pericolosi personalismi, è perché la politica è in grave difficoltà in quanto il potere economico e finanziario, è diventato l’unica chiave di lettura del presente e dell’immediato.

Sappiamo benissimo che la guerra in atto nel cuore dell’Europa gira tutto attorno al potere economico: guerra delle armi che bisogna usare visto che sono state realizzate in grande quantità in tutti i paesi ricchi, compresa l’Italia; guerra economica attraverso sanzioni e ricatti vari, ma soprattutto guerra del pane. Si usa la fame dei paesi poveri, dei disperati pur di ottenere i risultati desiderati: ci sono sempre quelli che pagano per tutti.

I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Chi decide per le sorti dell’umanità intera è, purtroppo, il potere economico. Il mondo nel quale viviamo, globalizzato e tecnologicamente avanzato, in questo tempo sta mostrando il suo volto più brutto e triste, disumana perché la natura di quella convivenza è dettata dal freddo calcolo Nel cuore della nostra Europa si uccidono civili inermi uomini, donne e bambinisubiscono violenza di ogni genere, stupri e sangue innocente versato. E’ la logica di chi deve far vedere chi è il più forte, chi ha il coltello dalla parte del manico e non solo a livello economico, chi ha più armi e l’esercito più forte. Purtroppo la guerra in Ucraina ci ha fatto dimenticare le centinaia, migliaia di disperati che quotidianamente scappano dai loro paesi, soprattutto africani, subendo atrocità e violenze, affrontando deserti e mari dove spesso trovano la morte.

Carissimi, abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno che ognuno metta da parte steccati, bandiere, soprattutto, ribadisco, quei personalismi sempre più pericolosi intenti a scavalcare ogni regola, tutto e tutti. Nessuno di noi da solo salva il mondo, una nazione, una regione, un comune. Insieme, pur nella diversità che è sempre ricchezza, bisogna desiderare il bene comune della terra per una vera e propria conversione ecologica, di un territorio, della propria gente che siamo chiamati a servire amando e non per cercare consensi e voti. Essere su schieramenti politici diversi non significa non essere amici. Anzi, soprattutto per noi cristiani, vale il principio che fede e vita stanno insieme. Il rispetto dell’altro sta alla base di ogni convivenza. Quanti siete stati chiamati ad amministrare un territorio e le persone che vi abitano, vi confrontate ogni giorno con la concretezza del bene comune, contribuendo ad aprire nuove strade per la fioritura e crescita di tutte le risorse e le potenzialità in esse presenti.

La Chiesa ci ricorda attraverso il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa):

Le esigenze del bene comune derivano dalle condizioni sociali di ogni epoca e sono strettamente connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali. Tali esigenze riguardano anzitutto l’impegno per la pace, l’organizzazione dei poteri dello Stato, un solido ordinamento giuridico, la salvaguardia dell’ambiente, la prestazione di quei servizi essenziali delle persone, alcuni dei quali sono al tempo stesso diritti dell’uomo: alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e tutela della libertà religiosa. Non va dimenticato l’apporto che ogni Nazione è in dovere di dare per una vera cooperazione internazionale, in vista del bene comune dell’intera umanità, anche per le generazioni future (n. 166).

Il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo. Il bene comune esige di essere servito pienamente, non secondo visioni riduttive subordinate ai vantaggi di parte che se ne possono ricavare, ma in base a una logica che tende alla più larga assunzione di responsabilità. Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell’uomo, ma è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio (n. 167).

Le criticità nelle quali ci stiamo muovendo sono note a tutti. E’ il tempo di deporre le armi delle accuse, delle critiche, delle responsabilità e impegni non mantenuti. La nostra gente, incominciando dai più giovani, ha bisogno di ritrovare fiducia in tutte le istituzioni. Le crepe che si fanno strada con velocità incredibile, si allargano e nello stesso tempo sprofondano.

Fino ad ora, in un modo o nell’altro, siamo riusciti ad intervenire per sostenere le innumerevoli famiglie in difficoltà (solo come Chiesa di Matera – Irsina siamo intervenuti sull’intero territorio diocesano con oltre un milione di euro, grazie all’aiuto che in parte la CEI ci ha donato attingendo all’8X1000). Ma oggi siamo in difficoltà anche noi. Questo non ci impedisce di pensare seriamente attraverso la Caritas Diocesana, le oltre 38 Caritas parrocchiali da Irsina a Montalbano, la Fondazione antiusura Mons. Cavalla, la Società S. Vincenzo de Paoli, le mense di “D. Giovanni Mele”, di “D. Tonino Bello”, di accompagnare e sostenere famiglie e singole personein difficoltà che spesso diventano preda di usurai e senza scrupoli. E’ un fenomeno che purtroppo si sta diffondendo e che non possiamo sottovalutare.

Penso alla scia di sangue e di morte che continua a segnare le nostre strade. Tante famiglie sono precipitate nel buio del dolore per la perdita di un figlio, di una persona cara. Si avverte l’urgenza di una viabilità da ripensare seriamente e celermente: in giro, penso alla Basentana, ci sono troppi cantieri interminabili. Tuttavia anche noi autisti siamo chiamati ad avere più senso di responsabilità.

In diversi punti della nostra Regione assistiamo a situazioni di illegalità e di criminalità alle quali sono sottoposti numerosi esercizi commerciali e attività economiche specie nella zona del Metapontino e ai cui titolari va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Siamo convinti che solo una collettiva assunzione di responsabilità da parte di tutti e di ciascuno può porre argine alla diffusione di fenomeni che violano la dignità delle persone e soprattutto di quanti ne sono vittime (cfr. Comunicato della CEB del 10 giugno).

Carissimi, il grido della nostra gente lo conosciamo molto bene: tante sollecitazioni e richieste da soddisfare. Tutti facciamo parte delle medesime comunità che amministrate, che servite: da esse venite, ad esse tornerete.
La passione e responsabilità che vi animano coltivatele sempre di più, soprattutto nell’affrontare la situazione incerta e in continua quotidiana evoluzione.

La visitazione della Madonna alla cugina Elisabetta è conseguenza dell’incarnazione del Signore: il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. La Madonna della Bruna ci porta e ci dona il Dio che si è fatto come noi per farci come lui. Oggi più di ieri il Signore continua a chiederci di impegnarci con maggiore consapevolezza all’umanizzazione di questo nostro mondo, delle nostre relazioni, del prenderci cura reciprocamente e dell’ambiente che ci è stato donato.

Prima di concludere vorrei rivolgere un pensiero particolare ai nostri giovani. Hanno bisogno di essere ascoltati, di sentire che camminiamo con loro facendoli diventare protagonisti nella costruzione di un nuovo umanesimo e di un umanesimo integrale e, permettetemi, cristiano. Non dimentichiamo che quanto prima saranno loro a prendere le redini delle nostre comunità.

Coltiviamo l’amicizia pur nelle differenze, apprezzando il valore di ognuno per una convivenza che ci aiuti a gustare la fiducia nella reciprocità. Dialogo oltre i contrasti e le visioni diverse con la finalità del bene comune. Si avverte il bisogno di respirare legami di aiuto e di stima reciproca per vivere quella convivenza fraterna che ci fa ritornare a gustare un mondo più bello, più fraterno. Ritornare a quell’inizio della creazione sapendo volgere lo sguardo verso quel Dio che è Creatore.

Ritorniamo al gusto del pane da spezzare, condividere, vincendo la guerra in atto del pane, preparandoci al Congresso Eucaristico Nazionale che vedrà la nostra Chiesa locale protagonista nell’accogliere l’intera Chiesa nazionale, accompagnata dai suoi pastori e, a Dio piacendo, con la presenza del santo Padre, Papa Francesco che concluderà questo grande evento di crescita spirituale e storico. Fin da ora vi ringrazio per l’apporto necessario e decisivo che già state dando: autorità civili locali e regionali, sotto la guida sapiente e concreta di S. E. il Prefetto, di tutte le autorità militari con le quali già da tempo stiamo lavorando attorno ad un tavolo comune.

La vergine della Bruna preghi per questi intenti, ci accompagni per le strade della nostra terra e ci aiuti ad aiutare la nostra gente affinché tutti possiamo sentire il profumo dello stesso pane, spezzarlo e gustarlo.

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