Migliorare e ristrutturare le aziende agricole e di trasformazione con l’introduzione di innovazioni nei processi produttivi anche per recuperare e rivitalizzare produzioni di nicchia, riscoprire peculiarità e valori proprie delle aree rurali, diversificare le attività agricole, integrarle con altri settori produttivi, creando sinergie tra agricoltura, mondo rurale, turismo. Sono alcuni degli obiettivi del Documento di Progettazione Integrata di Filiera – predisposto da INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) in collaborazione con l’ALSIA (Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura) – che l’Ente Parco sta predisponendo in vista della sua presentazione alla Regione Basilicata entro il 30 aprile.
Nella sede di Rotonda, si è riunito il “Tavolo verde” – organismo costituito all’interno della Comunità del Parco – al quale l’Ente Parco, rappresentato dal direttore, Annibale Formica e dal presidente della Comunità del Parco, Sandro Berardone, ha invitato a partecipare l’INEA, l’Associazione Provinciale Allevatori, la Confederazione Italiana Agricoltori, la Federazione Regionale Coldiretti, Confagricoltura, LegaCoop, l’ALSIA, Confcooperative, Copollino, le associazioni “Tartufo bianco del Serrapotamo”, “Amici del Sambuco”, “Filiera prodotti Lattiero Caseari” e “Fattorie didattiche”, il Consorzio di Tutela del Peperone di Senise, Copav.
Il documento, sul quale il presidente della Comunità del Parco, Berardone ha chiesto ai soggetti invitati di esprimere il proprio parere «tra gli obiettivi specifici da perseguire – fa rilevare il direttore dell’Ente, Annibale Formica – contempla il miglioramento della qualità dei prodotti agricoli; l’adattamento strutturale delle aziende per la partecipazione ai sistemi di qualità; il miglioramento della performance ambientale dei processi produttivi nei settori agricolo, alimentare e forestale. Il documento si propone anche di garantire lo sviluppo sostenibile del territorio promuovendo l’offerta e l’uso innovativo di fonti di energia rinnovabili». Tra i punti qualificanti vi è pure la volontà di “aumentare la qualità delle produzioni al di là degli standard commerciali del prodotto; garantire la tracciabilità dei prodotti; formare nuove figure professionali collegate alla creazione di opportunità occupazionale nelle aree rurali.
Il documento di analisi fornisce un’analisi di contesto territoriale e produttivo dell’area del Parco individuando i fabbisogni aziendali in termini di investimenti strutturali e di servizi. La metodologia di programmazione prescelta per l’elaborazione del progetto di sviluppo delle filiere delle aree protette è stata quella “partecipata e dal basso”. Le aziende sono state “ascoltate” ed hanno così “manifestato le loro esigenze ed obiettivi, quantificando le risorse finanziarie necessarie all’attuazione del progetto d’investimento”. Le misure finanziarie individuate sono quelle del PSR 2007/2013, indicate dal Bando della Regione Basilicata. Il tavolo verde riunitosi lunedì mattina è successivo a tre incontri preliminari convocati dalla Comunità del Parco, svoltisi tra Rotonda, Noepoli e Senise tra fine febbraio e i primi di marzo durante i quali i tecnici dell’Inea e i divulgatori dell’ALSIA hanno raccolto le specifiche richieste di oltre 500 operatori, costruendo un data base.
«Desideriamo dare al territorio – ha spiegato il presidente della Comunità del Parco, Sandro Berardone, quella dinamicità progettuale ed economica che il tessuto produttivo locale, in forza anche delle risorse endemiche del Pollino, è in grado di esprimere». Secondo Berardone «I saperi in esso esistenti insieme con le sue produzioni che si richiamano alla tradizione di una terra millenaria, possono innescare un processo virtuoso in grado di offrire la necessaria competitività al territorio».
Il lavoro del tavolo verde, d’altronde, si fa notare nella premessa dello stesso documento è corroborato da altre azioni intraprese a sostegno dell’area, tra tutti il progetto di “promozione e valorizzazione dei prodotti eco-compatibili del Parco Nazionale del Pollino” che ha consentito – si legge nel documento – il rilancio del settore agricolo locale attraverso l’integrazione di natura, paesaggio, gastronomia e cultura. Grazie a tale progetto è stato, infatti, possibile candidare l’area del Parco al riconoscimento di Sistema Produttivo Locale (SPL) ai sensi della Legge regionale della Basilicata 1 del 2001.
Il documento, inoltre, ha considerato gli indirizzi della politica comunitaria di sviluppo rurale, che assegna al territorio un ruolo privilegiato e che attraverso l’esaltazione dei processi produttivi locali tende ad offrire anche il miglioramento della qualità della vita dei residenti.
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