La questione della “violenza di genere”, ahinoi, è un tema sempre più “in rialzo” in un mondo, una nazione, una regione e una città, che sembrano sempre più camminare all’indietro, e a grandi passi, di gambero.

A Potenza, da qualche tempo, è attivo però un interessante progetto, “Più Sicura – Laboratorio femminile di arti marziali e psicologia della difesa personale”. A quanto pare, infatti, l’aspetto fondamentale di tutta la questione attiene solo parzialmente al “saper menare le mani”, quanto, in maniera più dirimente, al “saper usare la testa”.

Ne abbiamo parlato con Serena Lamastra, Direttrice dell’Accademia delle Arti Marziali e Sport da Combattimento di Potenza, ideatrice del progetto, e della co-responsabile in tale “mission”, Alessandra Sprovera.

d – Tanto per cominciare, Serena, lei è da poco diventata la prima donna lucana a indossare la cintura nera di Ju jitsu brasiliano…

r – LAMASTRA- …in effetti quello delle arti marziali è visto come un mondo prettamente maschile; io invece le pratico da sempre (kung fu, kick boxing), e questa ultima cintura nera è giunta a completamento di un lungo percorso, anche di studio (componente fondamentale, ma di cui non sempre si parla), durato quasi dieci anni.

d – Immagino si tratti anche di un percorso condiviso con suo Marito, Massimiliano Monaco, già campione mondiale di kick boxing cinese (che abbiamo intervistato alcuni numeri fa – ndr)

r – Sì, gestiamo insieme l’Accademia, lui è il direttore tecnico, io sono quella che gestisce la parte amministrativa. Tornando al ju jtsu brasiliano, si tratta di un’arte marziale relativamente “giovane”, che è proprio alla base di molte tecniche di autodifesa personale.

d – Parliamo dunque di questo progetto “Più Sicura”: immagino abbia anche dei patrocini istituzionali.

r – Sì, è stato ideato da noi dell’Accademia, ed è stato patrocinato dal Comune di Potenza (Ufficio Sport), dalla FederKombat (la Federazione di riconoscimento della kick boxing), dalla Commissione regionale per le Pari Opportunità e dall’Asp (Ufficio del Consultorio).

r – SPROVERA – “Più Sicura” è un laboratorio femminile di arti marziali e della psicologia della difesa personale. Un “laboratorio”, perché la nostra idea era proprio quella di sperimentare un connubio tra le arti marziali, insegnate a scopo “auto difensivo” e il percorso psicologico, volto a far acquisire maggiore consapevolezza e autostima alle donne. Perché? Perché molto spesso le donne non “conoscono” la violenza, anche se sembra un paradosso. Molto spesso non si riconosce la violenza, soprattutto quella psicologica. Il nostro scopo è dunque quello di diffondere la cultura e la conoscenza di fenomeni quali la violenza di genere, la violenza domestica, insegnando a donne -giovani e più mature- a essere maggiormente “reattive”. Non pretendiamo, però, di creare “super eroine”, perché è abbastanza ovvio che –nonostante l’esperienza che una può avere nelle arti marziali- se un uomo di cento chili aggredisce una donna, molto probabilmente quella donna soccomberà. Quello che conta, dunque, è imparare ad avere una “reazione”, invece di un “freezing”, ovvero un blocco psicologico e fisico.

d – Serena, in una relazione cosiddetta “tossica”, quali possono essere i campanelli d’allarme circa una violenza psicologica che sta per diventare anche fisica?

r – LAMASTRA – Si va dalla semplice “negazione” della persona (il partner fa in modo che l’altra “non esista”, vietandole di vestirsi in un certo modo o di fare determinate cose), e poi –naturalmente- all’aggressività, in tutte le sue forme, verbale e fisica. Lo schiaffo è facile da riconoscere come violenza, ma uno strattone o anche un semplice tocco della mano (laddove la donna non voglia che il proprio spazio fisico venga violato) possono portare “a valanga” a cose molto più negative. La nostra psicologa, Mariarosaria La Becca, fondatrice anch’ella del progetto, in tutto questo ricopre un ruolo importantissimo. Le nostre lezioni si svolgono sempre in modo “dinamico”, con una prima parte di riflessione e una seconda dedicata all’apprendimento di tecniche atte a evitare questo tipo di situazioni.

d – Dal punto di vista “fisico” cosa viene trasmesso alle allieve?

r – Una sorta di “pronto soccorso di difesa personale”. Come diceva Alessandra, nessuno può imparare a difendersi da chiunque, pertanto noi forniamo degli strumenti per cercare di creare una via d’uscita in una situazione di pericolo, onde poter scappare e cercare aiuto. Guardi, come le dicevo, io stessa ho diverse cinture nere e pratico arti marziali da una vita, ma so bene che in palestra –in una situazione di reale difficoltà per me- il mio avversario si fermerebbe. Nel mondo “reale”, invece, la vera violenza è caos, e nessuno si ferma. Pertanto, la prima cosa è capire di non essere “invincibili”; la seconda è riconoscere di avere delle “armi” che non sospetteresti di avere nel tuo corpo.

d – Ad esempio?

r – Bisogna colpire parti del corpo che sono sempre vulnerabili: occhi, genitali. E’ brutto dire che “un dito nell’occhio” può essere utile, ma in realtà proprio così. E poi, certo, ci sono delle tecniche specifiche di difesa, come quelle relative alla situazione di “schiena a terra” (tutte le violenze portano a quello), in cui solitamente si perdono le speranze. E in questi casi ci viene incontro proprio il ju jitsu brasiliano: pensiamo alla tecnica di strangolamento effettuata con le gambe, il cosiddetto “triangolo”, che può portare persino allo svenimento dell’aggressore. Ciò comporta avere la possibilità di scappare e chiedere aiuto.

d – Mi par di capire che, in caso di “attacco”, il punto non è necessariamente “menare” l’aggressore, bensì mettersi in condizione di fuggire e di cercare soccorso.

r – Esattamente. Affermare che, con poche lezioni, si impara a difendersi sempre e comunque, sarebbe vendere fumo negli occhi.

d – Alessandra, imparare le tecniche difensive può quindi non essere sufficiente, se non si ha il giusto allenamento psicologico, in quanto la paura può comunque annullare tutto quanto si è appreso dal punto di vista fisico.

r – SPROVERA – In tutto ciò è fondamentale l’intervento della nostra psicologa, che guida le donne in un percorso di valorizzazione del proprio io, allenandole a osservare le diverse sfumature delle situazioni in cui si possono ritrovare. “Più sicura” si volge sia nelle scuole pubbliche sia nella nostra palestra, e capita che molte ragazze affermino di non avere la capacità di essere “aggressive” e dunque di difendersi; la psicologa pertanto le guida a comprendere la valenza di certi gesti, sia propri, sia dell’aggressore. Parlavamo prima del “freezing”: bene, riflettere su questi argomenti aiuta ad avere una reazione, che può anche essere semplicemente –come si diceva- lo scappare (viepiù da luoghi isolati, quali parcheggi o strade appartate), o trovare il tempo di chiamare la polizia col cellulare, dopo aver messo, diciamo “KO”, l’aggressore. Bisogna SEMPRE chiamare aiuto e rivolgersi alle autorità preposte (polizia, carabinieri, il consultorio, Telefono Donna etc.).

d – Serena, se potessimo trarre dei “dati” dalle vostre attività sul territorio, che “fotografia” otteniamo della situazione presente qui a Potenza?

r – LAMASTRA – Purtroppo, in linea con i dati nazionali, ci sono anche qui tante situazioni di violenza, e tante ragazze sono venute da noi. Ma si tratta quasi sempre di violenza domestica (familiari, partner, amici). Ecco perché la difesa personale dall’aggressore occasionale che si può incontrare per strada ha un’importanza relativa rispetto alla prevenzione, all’informazione sulla violenza di genere. Diciamo che, perlomeno da noi, non sono venute persone aggredite da sconosciuti.

d – Tuttavia, se pensiamo alle polemiche sulla “mala movida” in centro storico, alcune delle persone che abbiamo intervistato non si sono dette del tutto tranquille, quando le loro figlie escono di sera.

r – Perché problemi ci sono, non sono da sottovalutare, e sono legati ad alcune dinamiche proprie della città. Però bisogna bene inquadrare le cause, perché possono esserci –a volte- situazioni in cui ci si “espone” al pericolo. Alcuni ragazzini, infatti, non hanno un’adeguata conoscenza dei rischi, e pertanto è stato molto bello incontrali nelle scuole e informarli. E mi tocca dire che per quanto riguarda le aggressioni per strada, beh, la situazione mi sembra stia diventando brutta anche a Potenza. Da noi, ripeto, finora non è mai venuta nessuna a raccontarci di questa esperienza, ma le cronache ci narrano comunque di alcuni episodi. Pertanto è fondamentale fare informazione e prevenzione.

d – Cosa chiedereste alle istituzioni?

r – SPROVERA – Soldi? (sorride) Scherzo, ma sicuramente maggiore sostegno, a tutte le associazioni.

r – LAMASTRA – Anche degli spazi di condivisione tra tutte le associazioni che si occupano di questa tematica; la possibilità di costruire una “rete”, che potrebbe rivelarsi anche un fiore all’occhiello per la regione.

d – Un messaggio alle donne?

r – Credete in voi, perché potete fare tutto e potete difendervi.

d – Ma è vero che spesso chi subisce violenza si auto-colpevolizza?

r – SPROVERA – Sì. Per questo è fondamentale il percorso di autostima e di valorizzazione del proprio io. Spesso le nemiche delle donne sono le donne stesse, quando non credono nella loro forza e nelle loro capacità.

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