E’ stato il primo lucano a diventare cintura nera di ottavo Dan, ma soprattutto nel Capoluogo è un volto familiare per aver insegnato il Karate a centinaia e centinaia di allievi di tutte le classi sociali. Molti di questi erano “teste calde” e con lui hanno scoperto il valore dell’autodisciplina. Alcuni di loro sono diventati Dirigenti importanti, alcuni altri sono entrati pure in politica.

Al maestro Sandrino Caffaro –attualmente presidente di ASC Basilicata (Attività sportive confederate, Ente di promozione sportiva presente e attivo su tutto il territorio nazionale, attraverso una rete capillare di 104 Comitati Provinciali e Regionali)- abbiamo chiesto di raccontarci le gioie e i dolori della Potenza “sportiva”.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Devo tutto ai miei genitori. Poco dopo che ci trasferimmo da San Costantino Albanese (che resta sempre nel mio cuore) a Potenza, iniziai un corso di Judo. Un volta si presentò anche un maestro di Karate, e decisi di dedicarmi a a questa disciplina (le lezioni erano a Eboli), a patto però che garantissi ai miei profitto negli studi. Da lì è iniziato tutto: posso dire di essere stato il pioniere del Karate in Basilicata.

d: Ormai sono diversi decenni che insegna questa disciplina nel Capoluogo e non si contano i suoi allievi. Sicuramente c’è stato anche qualche personaggio poi diventato illustre.

r: Più di uno! La maggior parte dei miei allievi sono diventati professionisti o comunque persone molto serene, che non hanno mai avuto problemi con la legge o con altre situazioni critiche.

d: Ci sono politici?

r: Politici, magistrati, medici, c’è stato anche un direttore generale dell’Agenzia delle Entrate. Tenga conto che la Basilicata, di suo, ha “sfornato” tantissime figure. Sono fiero di aver dato a tanta gente la possibilità di stare bene.

d: Invece nell’immaginario dell’uomo medio parole come “Karate” evocano –molto a sproposito- Bruce Lee e i calci in bocca…

r: No. Nella maniera più assoluta. Il Karate è un’arte, una disciplina di vita. Non è un gioco, come il calcio, la pallavolo o altri spot di squadra: è una cosa che ti dà stimoli di continuo (anche al di fuori delle esibizioni cioè); che ti fa avvertire i cambiamenti nel tuo corpo, ed è una cosa che ti porti sempre dietro. Io sono un ultrasessantenne, ma ancora oggi non mi dispiace confrontarmi con i trentenni. I valori sono quelli della convivenza civile, del rispetto del proprio corpo, della cura della qualità della vita. A me il Karate è tornato utile tante volte.

d: Cioè ha menato tanta gente?

r: No. Mi ha placato il nervosismo, mi ha aiutato a gestire le provocazioni. Alla violenza non si risponde mai con la violenza, perché non si sa come va a finire.

d: E secondo lei Potenza è una città che va d’accordo con la “cura della qualità della vita”?

r: Eh, potrebbe. Ma posso dirle che abbiamo fatto tanti sforzi, ma…alla fine, come si dice, “stavamo meglio quando stavamo peggio”! Potenza ha una grande “potenzialità” di strutture sportive: abbiamo palestre scolastiche, provinciali, comunali, statali, ma è la gestione il punto debole.

d: Si spieghi.

r: Tutti gli sport “di palestra” sono nati a Montereale, al famoso Palazzetto (che era del Coni e poi è passato al Comune). Lì riuscivano a convivere un certo tipo di discipline sportive (Karate, boxe etc.), ma tutte le amministrazioni che si sono succedute vi hanno voluto mettere mano in qualche modo, e il risultato è che la struttura è da anni sempre ferma al palo. Vedi poi il palazzetto Lavangone, una cattedrale nel deserto. Perché dico che prima “si stava meglio”? Perché queste strutture vengono gestite da regolamenti comunali o provinciali (un po’ vi abbiamo contribuito anche noi, perché qualche preside magari non ci voleva concedere l’uso), ma quei regolamenti stessi sono stati usati prettamente come strumento di consenso P-O-L-I-T-I-C-O! Invece di attribuire funzioni specifiche alle singole strutture, cioè destinando ciascuna a un certo tipo di disciplina, ci hanno costretti a una “guerra tra poveri”. Ci si ritrova tutti, cioè, a dover condividere strutture di 600 metri quadrati ove si può fare Karate, sì, ma anche Pallavolo o Pallacanestro…

d: …e questo penalizza gli sport minori…

r: Sì, ma “minori” tra virgolette, però! Ma a un certo punto la gente si è stancata di andare dall’assessore o dal preside di turno, e si è messa in proprio, dando vita a palestre private e consentendo finalmente a tantissima gente di fare sport.

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