POTENZA: Acqua nella diga del Rendina

Il 27 giugno tutti in piazza a Lavello  “Abbiamo scelto Lavello, perché lì si trova uno dei simboli delle  incompiute, ossia la diga del Rendina"     

Dopo quella organizzata a Metaponto nei giorni scorsi  per lanciare una piattaforma emergenziale con tutte le istituzioni per indennizzare gli agricoltori dopo i recenti nubifragi e non rischiare l'abbandono dei campi, Coldiretti Basilicata prosegue il ciclo delle assemblee popolari sul territorio. La prossima è in programma a Lavello, nel Potentino, il prossimo 27 giugno, per segnalare alcune criticità legate alle infrastrutture irrigue, funzionali allo sviluppo sostenibile per le imprese agricole della Basilicata. “Abbiamo scelto Lavello, perché lì si trova uno dei simboli delle  incompiute, ossia la diga del Rendina –  evidenziano il presidente di Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani, e il direttore, Aldo Mattia   - mai decollata e che se, messa in esercizio, potrebbe irrigare oltre tre mila ettari di  terreni e garantire quindi uno sviluppo dell’ortofrutta della zona. Sollecitiamo il Governo nazionale, che  per il tramite del ministero delle Infrastrutture  si era impegnato nelle scorse settimane a risolvere la vicenda, ad attivarsi quanto prima al fine di garantire la disponibilità dell’acqua per uso irriguo in coerenza con le potenzialità del comprensorio, tra i più fertili della Basilicata ed il Governo regionale a sostenere tali interventi. Ma non solo. Per l’areale irriguo comprendenti i territori siti nei comuni di Palazzo San Gervasio, Banzi e Genzano – per Pessolani e Mattia - è urgente accelerare gli interventi sul Marascione ed il Distretto G e sbloccare l’utilizzo delle dighe di Genzano ed Acerenza”.  Oltre all’area Nord della Basilicata ci sono altre zone della regione dove emerge una inadeguatezza infrastrutturale rispetto alle esigenze del tessuto socio-economico e produttivo del territorio.  “E’ il caso della Val d’Agri e della insufficiente disponibilità di acqua istantanea e stagionale che si aggrava di molto nelle annate siccitose – concludono  Pessolani e Mattia - quando i volumi di acqua risultano palesemente inadeguati al fabbisogno (si ricordi quanto accaduto nel 2017, anno siccitoso)”; anche in questo areale esiste una incompiuta, la diga di Marsico Nuovo”.​