Cronaca nera

Potenza: Petrolio e auto

C’è una doppia “sfida” lanciata dall’Unione Petrolifera nel corso dell’ultima assemblea annuale che coinvolge direttamente il petrolio lucano e la Fca di Melfi:   

i petrolieri sono pronti a fare la loro parte per ridurre le emissioni e il sistema dell’automotive, che si basa, essenzialmente, sull’impiego dei prodotti petroliferi a fare altrettanto. Si punta tutto su ricerca, innovazione e tecnologia sia per i carburanti che per le auto da produrre con l’obiettivo unico di un’economia a basse emissioni. Si pensi che un ricambio del parco auto italiano, sicuramente uno dei più vecchi in Europa, può produrre un taglio del 37% del CO2 entro il 2030 e che si prevede di sostituire circa 2 milioni di auto l’anno. E non a caso in questa partita strategica entra in gioco Confindustria che fa da sponda l’Unione Petrolifera per quella che definisce l’operazione “legittimazione” e lancia la “filiera del 4.0 per i servizi del comparto automotive”.

E allora chi se non la Basilicata in cui operano il Cova di Viggiano tra i più grandi d’Europa e la Fca di Melfi tra gli stabilimenti più importanti dell’auto in Europa può cominciare a sperimentare la formula magica per i prossimi 50 anni del’ “economia a basse emissioni”? Una domanda che alla vigilia della nuova fase di cassa integrazione a Melfi per le linee Renegade e nell’attuale fase di sospensione dell’attività del Cova di Viggiano non lascia spazio alla formalità. L’intreccio è nella ridefinizione di ruolo e funzioni dell’impianto dell’Eni non solo per garantire che non si ripeta più quanto accaduto con lo sversamento di greggio ma nella produzione di petrolio da destinare al trasporto leggero e nella richiesta, per noi più che matura, di produrre a Melfi un’ auto a motore cosiddetto ibrido e comunque a più basso consumo. In quest’ultimo caso Melfi ha una carta importante da giocare che è quella del Campus Tecnologico voluto da Fca, con i soldi anche della Regione, per studiare, progettare, sperimentare proprio le auto del futuro a basso impatto ambientale e di consumi, mentre ad Eni si deve chiedere di riprendere dal cassetto il progetto di benzina verde e i progetti innovativi.

In entrambi i progetti c'è bisogno da parte dell'istituzione regionale e dell'imprenditoria regionale di un atteggiamento che tenga il passo impresso dall’Eni e dalle compagnie petrolifere sui carburanti a bassa emissione e dal management Fca per candidare la piattaforma di Renegade e Fiat 500X dello stabilimento lucano alla costruzione di nuovi modelli prima che Fca possa rivolgersi ad altri stabilimenti italiani ed esteri. E questo non solo per allontanare lo "spettro" che agita i circa mille operai addetti alla linea della Punto ma anche e soprattutto per garantire un futuro a tutti gli altri a lavoro nelle linee dei modelli attuali che stanno determinando il successo di vendite di auto di Melfi e per ampliare la platea. La nuova “asticella” di vendite della Fca è ora di almeno 2 milioni di unità, traguardo che potrà essere raggiunto grazie all'arrivo sul mercato di diversi nuovi modelli che, da qui al 2020, rinnoveranno ed amplieranno la gamma di Jeep.

Tra le prime ipotesi che circolano, quella del nuovo Compass realizzato sulla base della piattaforma allungata della Jeep Renegade (che è la Small Wide Awd usata anche da Fiat 500x e derivata da quella di Fiat 500L e Fiat Tipo che è nata con GM per la Punto). Notizie di stampa riferiscono che il nuovo Compass dovrebbe essere prodotto in Brasile come del resto anche la Renegade, ma potrebbe, forse, sbarcare anche a Melfi”, almeno per unità destinati all'Europa. Non si tratta certamente di innescare “competizioni” tra stabilimenti italiani Fca quanto piuttosto di una candidatura di Melfi che poggia su motivazioni oggettive e sui nuovi modelli di ingresso nel mondo Jeep, tra cui il mini-Suv capace di penetrare soprattutto nei mercati emergenti come India e anche Brasile perchè la vera competizione da accettare è con gli altri marchi internazionali, anche perché lo stesso AD Sergio Marchionne ha ribadito che entro il 2018 tutti gli stabilimenti saranno saturati, a maggior ragione Melfi, manca di un pezzo, la sostituzione della Grande Punto ormai a fine corsa.

Ma su tutto questo registriamo ancora una diffusa sottovalutazione: dopo il protocollo d’intesa tra Ministero per lo Sviluppo Economico, le Regioni Piemonte, Campania e Provincia di Trento con FCA e Centro ricerche Fiat per un investimento complessivo pari a oltre 150 milioni di euro, con l’esclusione della Regione Basilicata, purtroppo, i nostri continui solleciti rivolti innanzitutto al Governo Regionale non hanno ancora ricevuto alcun segnale. Come le interlocuzioni con l’Eni conoscono un solo tavolo, quello del Ministero dell’Ambiente, tralasciando tutti gli altri aspetti produttivi e, perché no, occupazionali.