Comunicati stampa

Potenza: La sanità lucana al servizio del “sistema”?

Siamo stupiti del fatto che le recenti indagini, che hanno scoperto il marciume nella sanità lucana, colpendo per lo più le strutture di Matera e Rionero,   

abbiano lasciato stranamente indenne Potenza e il San Carlo. Dunque, delle due l'una: o il San Carlo è un'isola felice dove trionfa la meritocrazia o dobbiamo aspettarci a breve lo scoppio di un altro “bubbone”, che potrebbe seriamente travolgere l'intero sistema politico criminale che governa la regione.

Del resto, che l'A.O.R.L. San Carlo non sia un'isola felice è cosa ben nota.

L'intera struttura sanitaria è organizzata più per coltivare carriere, che per fornire un servizio di qualità.

Il sistema sarebbe il seguente: invece di strutturare i reparti in base alle esigenze dei malati, al San Carlo si fanno concorsi su misura per collocare determinati medici e professionalità, costituendo strutture dipartimentali ad hoc.

Noi temiamo che tale metodo si presti più al mercimonio di incarichi e postazioni che al perseguimento dell'interesse del malato, e temiamo che, se il criterio per organizzare la sanità è quello di istituire articolazioni sanitarie non in base alla domanda del pubblico, ma in base alla necessità di collocare questo o quel clinico, questo porti allo scadimento della qualità del servizio.

Non ci meraviglierebbe scoprire che al S. Carlo vengano silurati ed emarginati medici capaci, magari per far posto ad altri meno capaci, ma col merito di far parte di qualche “cerchio magico” vicino a qualche politico.

E infatti, bisogna dire chiaramente ai cittadini che, nella sanità pubblica, ogni atto organizzativo può avere due funzioni: la prima (lecita e auspicabile) è quella di modulare l'offerta sanitaria in base alla domanda dei degenti (si creano nuove articolazioni perché aumenta la domanda in quel settore); la seconda (illecita e vergognosa) è quella di istituire nuove poltrone e centri di potere, o magari sopprimerle per liquidare qualcuno che non va a baciare la “pantofola” del re.

La recente indagine, che vede agli arresti il presidente Pittella (e che secondo le parole del Procuratore di Matera continua su altri filoni e presto potrebbe vedere agli arresti, probabilmente, altri nomi eccellenti), ha descritto chiaramente a quale livello è arrivata la politica negli ospedali: Pittella e il suo sistema sono accusati dai magistrati di essersi appropriati della sanità pubblica per piegarla ai propri interessi privati.

La sanità lucana sta diventando un pachiderma burocratico dove proliferano le poltrone più dei letti e dove ogni medico rischia di diventare un piccolo primario di sé stesso. Alcuni esempi valgono più di cento parole: il reparto di cardiologia ha tanti dipartimenti quanti sono i medici o quasi, ben 9, tra cui spicca la stranezza di un reparto “Unità Terapia Intensiva Coronarica (UTIC)” che comprende al suo interno una dipartimentale di “Terapia intensiva Cardiologica”, cioè la stessa cosa!

Per non parlare della presenza, in cardiologia, di una dipartimentale di cui vorremmo davvero sapere l'utilità, come “Tecnologie e innovazione dell'imaging cardiovascolare”. Era davvero necessario istituire una struttura separata per tale settore? E non è finita: l'unità operativa complessa di “anestesia e rianimazione cardiologica” (con un suo primario), ha al suo interno una dipartimentale di... “cardioanestesia” (con un capo-dipartimentale, cioè un piccolo primario), che ancora una volta è la stessa cosa!

L'unità operativa complessa di “anestesia, rianimazione e terapia del dolore”, ha all'interno due dipartimentali: una di "rianimazione" e una di "terapia del dolore", restando al primario di reparto la sola attribuzione di anestesia; se ci fosse stata all'interno del reparto anche questa terza dipartimentale, il primario non si occuperebbe praticamente di nulla.

E ancora: la dipartimentale di “terapia intensiva neonatale” è stata istituita all'interno del reparto di... “neonatologia”, cioè - ancora una volta - la stessa cosa!

A noi queste sembrano duplicazioni di posti da dirigente, duplicazioni di stipendi e funzioni che nulla hanno a che vedere con la sanità pubblica, ma che tanti legittimi sospetti possono alimentare, sulla presenza di un fiorente mercato del voto di scambio, anche nella sanità lucana.

Temiamo che la proliferazioni di poltrone, e più in generale il perseguimento di un modello organizzativo fondato sulle esigenze dei medici più che su quelle del malato, stia letteralmente divorando la qualità del servizio sanitario lucano, ed abbiamo ragione di ritenere che il nuovo atto aziendale, ancora non adottato ma del quale già circola insistentemente la voce, vada ancora di più in questa direzione.

Del resto, sono alle porte le elezioni regionali e sarebbe strano che il sistema non si organizzi per fare delle varie A.S.L. le macchine elettorali del Partito Democratico. Sempre che la magistratura, naturalmente, non abbia in serbo un altro regalo per i cittadini lucani e impedisca tutto questo. Noi ce lo auguriamo.