Cronaca sindacale

Potenza: Voucher e responsabilità solidale negli appalti

Segretaria generale Filcams Cgil Maria Grazia Gabrielli: “Noi non smobilitiamo. Scardiniamo l’idea che lavoro nero e lavoro sottopagato siano ineluttabili”  

Voucher e responsabilità solidale negli appalti. È stato questo il tema dell’assemblea generale Filcams Cgil Potenza che si è svolta oggi a Potenzaal Museo provinciale. Dopo l’introduzione musicale dei musicisti professionisti lucani, precari, Carmelita Pasquariello e Donatello Giambersio, coordinati dal caporedattore della TgR Basilicata Oreste Lopomo si sono confrontati sul tema Pasquale Paolino segretario generale Filcams Cgil Potenza, Marta Fana dottore di ricerca in Economia Sciences po Parigi, Angelo Summa segretario generale Cgil Basilicata, Nicola Valluzzi presidente Provincia di Potenza e Maria Grazia Gabrielli segretario generale Filcams Cgil. 

Il settore che prova a tutelare la Filcams – ha detto Paolino - è fortemente interessato sia dai voucher sia dalla responsabilità solidale negli appalti. I buoni lavoro, introdotti nel 2003 per limitate attività di natura meramente occasionale, si sono nei fatti trasformati in uno strumento prevalente di regolazione del secondo lavoro o in un'alternativa a contratti subordinati, in particolare stagionali e part- time. L'Inps ha certificato che tra gennaio e ottobre 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di voucher, un terzo in più del 2015. Gli utilizzatori di voucher sono davvero gli ultimi tra gli ultimi. Per ogni anno di lavoro pagato, riescono ad accantonare soltanto sette mesi di contribuzione effettiva presso la gestione separata dell’Inps, non sono tutelati in caso di malattia e non hanno diritto ad alcun sostegno al reddito quando non lavorano”. Un quadro confermato anche dalla ricercatrice Marta Fana che ha evidenziato come il voucher costi al datore di lavoro un terzo in meno degli altri tipi di contratto che pure esistono per il lavoro occasionale e che sarebbero il segno di come il voucher, di fatto, non si contrapponga al lavoro nero.

Sugli appalti Paolino ha spiegato: “L'abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti significa impedire che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi in un’azienda appaltatrice o in un’azienda in sub-appalto, riaffermando il principio che chi opera nel sistema degli appalti deve vedersi garantiti gli stessi diritti e le stesse tutele. Significa difendere i diritti di coloro che sono coinvolti nei processi di esternalizzazione di fronte ai frequenti fallimenti delle imprese in sub appalto e in sub fornitura e contrastare le pratiche di concorrenza sleale attraverso una uguale responsabilità tra committente e appaltatore. La presenza di numerose stazioni appaltanti, la parcellizzazione dei contratti e il ricorso eccessivo al subappalto, rende difficile un controllo efficace. Negli appalti c’è bisogno di legalità, di una chiara responsabilità del committente, del rispetto della clausola sociale nei subentri, del contrasto al massimo ribasso che squalifica, degrada e rende impossibile il lavoro”.

Aggiunge Angelo Summa: “Veniamo da un ventennio in cui flessibilità e precarietà, oltre al liberismo visto come unica frontiera in cui costruire lo sviluppo, ci hanno consegnato un Paese più povero e senza prospettiva che ha rinunciato a rappresentare i diritti e il lavoro. Per questo la Cgil ha deciso di andare oltre la funzione di rappresentanza e farsi promotrice di una raccolta firme per abolire i voucher e introdurre negli appalti la responsabilità solidale. Un anno di mobilitazione e 4 milioni e mezzo di firme ci hanno condotto ai risultati ottenuti”.

Ha concluso Maria Grazia Gabrielli: “A oggi non smobilitiamo. Il voto è fissato per il 28 maggio e noi ci fermiamo solo di fronte alla legge approvata. Il nostro obiettivo principale resta la Carta dei diritti universali del lavoro, perché l’attenzione al lavoro per noi non è attenzione alle imprese ma attenzione ai lavoratori. Non può esistere un Paese che non si preoccupi di un lavoro libero e dignitoso, la misura che segna il grado di civiltà di un Paese. Senza un lavoro di qualità si nega non solo il futuro ai giovani ma anche un pezzo di futuro all’intero Paese. Il lavoro nero è illegale ma si arriva a tollerarlo e a considerare normale l’adozione di una forma contrattuale o di una strutturazione del lavoro che è sottopagato e non tutelato. Noi scardiniamo l’idea che lavoro nero e lavoro sottopagato siano ineluttabili”.